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sabato 5 febbraio 2022

Terremotati di Scurcola Marsicana in un'inedita e preziosa foto d'epoca


L'affascinante fotografia, finora inedita, che apre questo post è stata resa pubblica da Arrigo Ferracuti. Si tratta della persona che, qualche tempo fa, aveva reso disponibile, via Facebook, il testamento del cavalier Antonio Ansini, di cui ho scritto. Ho avuto modo di conoscere, al momento solo telefonicamente, Arrigo Ferracuti e ho potuto apprezzare la sua grande passione per la storia, per la ricerca, per la conoscenza. Entrambi siamo convinti che condividere con altre persone ciò che torna alla luce dopo un'indagine storica sia l'unico modo per consentire alla memoria di sopravvivere all'oblio del tempo e degli uomini. Sono sicura che il materiale in possesso di Arrigo Ferracuti diventerà essenziale per l'approfondimento di numerosi dettagli della storia scurcolana.

Ad attestare la rilevanza del ruolo di Ferracuti vi è la scoperta di uno scatto fotografico molto prezioso che, finora, nessuno aveva mai visto. L'immagine è stata generata dallo sviluppo di un negativo rinvenuto solo di recente. La fotografia mostra quattro persone accanto a una serie di casette in legno sulle quali sono riportate delle iscrizioni: "Città di Fermo", "Servigliano", "Monsampietro Morico". Si tratta, come intuibile, di persone scampate al terremoto e accolte all'interno di piccole costruzioni temporanee donate da alcuni centri marchigiani. Nel pubblicare la fotografia, Ferracuti ha legato la bellissima, ma anche tragica, immagine al terremoto che colpì Scurcola (ed altri Comuni della Marsica occidentale) il 24 febbraio 1904.

Negativo dal quale è stata sviluppata la fotografia (Ferracuti)

I nostri quattro concittadini, secondo tale ipotesi, dovrebbero essere gli sfollati del sisma del 1904 che, come ho già scritto in precedenza, a Scurcola provocò diversi crolli ma nessuna vittima. La deduzione di Arrigo Ferracuti rispetto alla data del 1904 è legata al fatto che il negativo era incluso tra alcuni incartamenti che comprendono anche la lettera minuta (di cui scriverò in un prossimo post) scritta nel 1904 dall'allora Abate Curato di Scurcola, don Vincenzo De Giorgio, a papa Pio X per chiedere "un sussidio al disgraziato paese". Si tratta, come evidente, di supposizioni ragionevoli però, personalmente, non riesco ad escludere del tutto l'idea che la fotografia in esame potrebbe essere fatta risalire al periodo immediatamente successivo all'altro terremoto che colpì Scurcola, e gran parte della Marsica, nella mattina del 13 gennaio 1915.

Ad indurmi a considerare anche questa seconda, e più tarda, possibile datazione vi è un testo che Costantino Oddi, condividendo a sua volta l'immagine dei nostri terremotati, ha accostato alla fotografia recuperata da Ferracuti. Oddi richiama un documento del Comune di Scurcola risalente all'8 marzo 1922 [1], ricompreso in un saggio di Giuseppe Morzilli [2], nel quale si legge che la giunta comunale di Scurcola, guidata dal Sindaco del tempo, Costantino Oddi (nonno del nostro contemporaneo) vincolava "la somma ricavata colla vendita delle baracche del Comitato Fermo" che con verbale 21 Dicembre 1921 […] il Comune di Scurcola vendeva le sei baracche regalategli dal Comitato di Fermo […] per la complessiva somma di 9130 lire.  E poi "dal terremoto 1915 fu distrutto il pubblico orologio e che da quell'epoca, sino ad oggi la popolazione ne è rimasta priva con smormoramento generale".

Torre dell'Orologio di Scurcola (Corte Vecchia) inizi '900

In un altro documento del 1923 [3], sempre riportato da Morzilli [4], si legge: "Il terremoto del 13 gennaio 1915 abbatteva la torre dell'antico orologio comunale. Per ripristinare attualmente il nuovo orologio nel primitivo posto occorrerebbe riedificare la torre…". Dai due atti comunali del 1922 e del 1923 si evince un dettaglio non irrilevante: la torre del vecchio orologio pubblico di Scurcola, sita in zona "Corte Vecchia", crollò a seguito del terremoto del 1915 e non nel 1904 come, in qualche caso, è stato specificato. Nella fotografia sviluppata da Ferracuti, lì dove doveva trovarsi la Torre dell'Orologio, sono visibili delle macerie e un "buco" dovuto, evidentemente, al crollo della stessa.

Torre dell'Orologio crollata nel 1915

Ci sono altri due elementi che mi inducono a pensare che l'immagine storica e preziosissima dei nostri terremotati potrebbe forse risalire al 1915. Primo: se le casette di legno fossero state installate nel 1904, all'atto della loro vendita, attestata dall'atto comunale e realizzata nel 1921 (quindi dopo 17 anni), non dovevano essere più in condizioni ottimali. Anzi probabilmente a distanza di tanto tempo non sarebbero state più nemmeno così "appetibili" per gli eventuali acquirenti che, comunque, permisero di realizzare la discreta somma di 9130 lire. Secondo: sappiamo con certezza che il paese di Cappelle, dopo il terremoto del 1915, venne soccorso e aiutato dalla comunità marchigiana di Pollenza, in provincia di Macerata. Mi chiedo: non potrebbe essere accaduto che, nello stesso periodo, altre comunità marchigiane, facenti capo al Comitato di Fermo, città non distante da Pollenza, abbiano aiutato e soccorso Scurcola? La questione rimane aperta, nella speranza di compiere ulteriori ricerche e scoprire nuovi e finora ignoti dettagli legati a quel tragico e complicato momento storico del nostro paese.


Note:
[1] Archivio di Stato di L'Aquila, Atti del terremoto, busta 50.
[2] Giuseppe Morzilli, "Scurcola Marsicana Città dell'Abruzzo marsicano", Tomo I, 2016, p. 272.
[3] Archivio storico del Comune di Scurcola Marsicana, delibera n. 43/1923.
[3] Giuseppe Morzilli, "Scurcola Marsicana Città dell'Abruzzo marsicano", Tomo II, 2016, p. 151.

***

Devo ringraziare Arrigo Ferracuti che, attraverso la sua fotografia e alcuni interessanti dialoghi, mi ha aiutato a scoprire un documento storico essenziale per le vicende scurcolane dei primi del Novecento. Ringrazio Costantino Oddi per aver ascoltato, tra le altre cose, le mie ipotesi di datazione in merito alla fotografia in esame. Ringrazio Paolo Salucci per avermi consentito di entrare in contatto con Ferracuti e per il confronto avuto riguardo le vicende di Cappelle dopo il sisma del 1915. Ringrazio Antonella Curini per la tempestività con la quale, anche stavolta, mi ha segnalato la pubblicazione online della storica immagine dei terremotati scurcolani.

venerdì 24 luglio 2020

Lo chalet della Croce Rossa costruito a Scurcola dopo il terremoto del 1915


Poco dopo il terremoto del 13 gennaio 1915, anche a Scurcola la Croce Rossa assegnò uno chalet. Secondo quanto viene spiegato in un articolo pubblicato all'interno della rivista mensile "La Lettura", associata a "Il Corriere della Sera", numero 10 dell'ottobre 1915, l'allora presidente della Croce Rossa, il conte Gian Giacomo Cavazzi della Somaglia, "ebbe l'idea di esplicare l'attività della Croce Rossa a beneficio dei medici condotti dei Comuni della Marsica maggiormente danneggiati dal terremoto, costruendo in ciascuno Comune una casa di abitazione pel medico, e aggregandovi un ambulatorio per il pronto soccorso". Venne così deliberato di costruire trenta case in trenta località marsicane colpite duramente dal terremoto del 1915. 

A Scurcola lo chalet della Croce Rossa, che doveva servire contemporaneamente come studio medico e come abitazione del medico stesso, venne realizzato lungo la strada che oggi è denominata "Via dell'Immagine", in un'area che al tempo apparteneva alla famiglia De Giorgio, nello specifico proprio al Maestro Vincenzo De Giorgio, che la mise a disposizione per l'emergenza in corso. In questo grande appezzamento di terreno, che molti chiamano ancora "la chiusa", oltre allo chalet, vennero edificate anche delle piccole baracche prefabbricate che servirono a dare ospitalità e riparo a chi aveva perso la propria abitazione durante la forte scossa. 

Lo chalet nella sua posizione originaria e le baracche post sisma

Tornando alla rivista del 1915, possiamo anche leggere che "dopo uno studio accurato, venne prescelto un tipo di chalet svizzero costruito in muratura e legno; e il primo chalet fu inaugurato in Avezzano il 21 aprile. Ogni chalet venne costruito sopra un'area designata dal Genio Civile di circa quattrocento mq. di superficie, con una fronte di venti metri". In questo interessante articolo, si possono leggere anche informazioni relative ai dettagli strutturali dello chalet: "composto di una parte in muratura, fondazioni e sopraelevazioni fino ad un metro e mezzo circa da terra, e di una parte in legno (abete rosso) a pareti di 7 cm e mezzo di spessore, elevato a due piani da terra. La copertura degli chalets è costituita di un doppio soffitto di tavolato con una intercapedine di 15 cm di area e ricoperto di uno strato di feltro bituminato e tegole alla romana in cemento". 

Unica baracca sopravvissuta (foto 2020)

Si legge anche che all'interno di ogni chalet (composto da cinque vani al piano superiore più due soffitte laterali) era presente una cucina economica, un lavandino di cemento granitello, un lavabo di porcellana per lo studio del dottore e altri elementi utili all'attività medica. Per accedere al primo piano c'era una scala di legno. Lo chalet era dotato di due ingressi, uno per l'ambulatorio medico e uno per l'abitazione del dottore. Quando l'emergenza legata al terremoto venne meno, il "nostro" chalet non fu smantellato come è accaduto in numerosi paesi della Marsica, ma venne messo all'asta e venduto. 

Maria Annunziata Calizza davanti al suo chalet

Ad acquistare lo chalet della Croce Rossa fu una scurcolana che rispondeva al nome di Maria Annunziata Calizza. Stiamo parlando di una donna nata a Scurcola nel 1879 che ebbe una vita difficile ma affascinante. Maria Annunziata comprò lo chalet e decise di spostarlo in una zona diversa. Aveva acquistato un bel pezzo di terra lungo la parte più pianeggiante del paese e lì volle che il suo chalet venisse installato. Fece realizzare un piano rialzato in muratura e al di sopra fece rimontare l'edificio che fino a qualche anno prima era servito come studio medico post sisma. Fece erigere una doppia scala per l'ingresso e chiamò persino un architetto per far sistemare il grande giardino e frutteto che desiderò impiantare alle spalle del suo chalet. 

Lo chalet oggi in via Lombardia a Scurcola Marsicana

Maria Annunziata Calizza è stata una donna intraprendete, determinata e molto intelligente. È solo grazie a lei e alla sua solerte iniziativa se, ancora oggi, in via Lombardia (una traversa di via Roma), a Scurcola, è possibile trovare quel vecchio e prezioso chalet che, seppur leggermente rimodernato, continua a essere utilizzato come abitazione privata. Maria Annunziata, dopo essere stata a Roma per molti anni, dopo aver mostrato di possedere uno straordinario spirito imprenditoriale che le permise di aprire nella Capitale ben 13 diverse attività commerciali, scelse di tornare a vivere a Scurcola e abitò nello chalet fino alla sua morte, avvenuta quando aveva 88 anni. 

*** 

Devo ringraziare Riccardo Ercoli e Anna D'Afflitto per avermi permesso di conoscere Maria Annunziata Calizza, di cui sono discendenti. Li ringrazio per la loro solerzia, per la disponibilità, per l'incoraggiamento e la condivisione. Senza l'intercessione di Riccardo non avrei conosciuto Anna e senza Anna non avrei conosciuto Maria Annunziata, una sorprendente donna scurcolana che sono fiera di aver raccontato e ricordato, almeno in parte.

martedì 8 dicembre 2020

Gli orfani di Scurcola e Cappelle dopo il terremoto del 1915


La foto che apre questo post è dedicata a Cappelle perché Cappelle è stato uno dei paesi che, durante il terribile terremoto del 13 gennaio 1915, venne danneggiato in maniera più massiccia e devastante. Da quel momento Cappelle, a differenza di Scurcola che, tutto sommato, riuscì a mantenere pressoché intatto il suo abitato, venne totalmente ricostruito visto che nulla, o quasi nulla, si era salvato. 

Frontespizio della Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 1915

In questo post, però, non voglio dedicarmi ai danni materiali che la forte scossa del 1915 causò a Scurcola e Cappelle, ma alle conseguenze umane che quel tragico evento causò alle famiglie del tempo. Ho rintracciato una copia digitale della Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, datata 20 agosto 1915, numero 207. Al suo interno, tra i vari provvedimenti pubblicati, ho individuato un prezioso e, al tempo stesso, desolante "Elenco alfabetico dei minorenni orfani, abbandonati o presunti tali, con la indicazione del cognome, nome, età, paternità e maternità, del luogo di provenienza e di ricovero, alla data del 28 giugno 1915". 

Regina Elena

Si tratta di un elenco stilato dall'Opera nazionale di patronato "Regina Elena" per gli orfani del terremoto sotto l'alta presidenza di S. M. la Regina. Stiamo parlando di un ente morale istituito dopo il terribile terremoto di Messina del 28 dicembre 1908. Anche in quella circostanza, l'Opera nazionale di patronato "Regina Elena" si occupò di cercare e identificare i minori rimasti orfani o abbandonati dopo l'immane tragedia del sisma che colpì duramente la Sicilia e la Calabria. La Regina Elena (nata Jelena Petrović-Njegoš) era principessa del Montenegro. Il 24 ottobre 1896 aveva sposato Re Vittorio Emanuele III di Savoia, quindi fu Regina consorte d'Italia fino al 9 maggio 1946, giorno dell'abdicazione al trono del marito. Per le sue opere di carità la Chiesa cattolica le ha attribuito il titolo di Serva di Dio ed è in atto il processo per la sua canonizzazione.


Di seguito l'elenco dei bambini di Scurcola e Cappelle individuati dopo il terremoto del 1915. Ho estrapolato i loro nomi dal lungo elenco pubblicato nella Gazzetta sopra menzionata, mantenendo il numero progressivo originale. I nomi dei bambini rimasti soli sono in ordine alfabetico, a seguire viene indicata l'età, i nomi dei genitori e il luogo a cui furono destinati. La dicitura "id" sta per "ibidem" vale a dire "come sopra". Si tratta di 55 bambini e ragazzini nati a Scurcola e Cappelle le cui famiglie furono smembrate a causa della tragedia. Ed è probabile che ce ne fossero anche altri che in questo elenco, stilato nel giugno 1915, non figurano.


28. Amicucci Domenico, di anni 4, di Nazzareno e di Tortora Paola, da Scurcola a Roma - Ospedale San Gallicano. 
51. Anzini Vittorina di anni 17, fu Raffaele e fu Silvestri Filomena, da Scurcola a Scurcola - Figlie della Madre. 
64. Antonelli Guido, di anni 7, fu Damasco e di Nicolina di Lorenzo, da Cappelle a Roma - Presso il sig. Santini Anco. 
65. Antonelli Lucia, di anni 7, di Onofrio e di ..., da Scurcola - Presso l'avv. De Simone Paolo. 
90. Baldassarre Giuseppe, di anni 10, fu Edoardo e fu Cardoni Maria, da Cappelle a Cappelle. 
109. Bartolucci Domenica, di anni 15, di Panfilo e fu De Simoni Angela, da Cappelle - Presso la sorella Adele. 
110. Bartolucci Giuseppe, di mesi 6, id. a Roma - Protettorato San Giuseppe. 
111. Bartolucci Maria, di anni 13, id. - Presso la sorella Adele. 
112. Bartolucci Nicola, di anni 11, Id. - Id. 
288. Cerroni Adalgisa, di anni 6, di Tito e di Petitta Concetta, da Scurcola a Roma - Istituto Santa Caterina. 
289. Cerroni Annunziata, di anni 16, di Giuseppe e Tortora Maria Candida, da Scurcola a Roma - Ospedale San Gallicano. 
292. Cetola Gradito, di anni 3, di Nicola e di Bartolucci Serafina, da Cappelle a Roma - Protettorato San Giuseppe. 
293. Cetola Maria Luisa, di anni 6, id. - Id. 
419. Colucci Gaetano, di anni 13, di Vittorio e di o fu Di Michele Angela da Scurcola a Roma - Ospedale San Gallicano. 
440. Corazza Oreste, di anni 3, di Domenico e ....., da Scurcola a Roma - Pio, a San Pancrazio. 
511. Damia Jolanda, di anni 3, di Attilio e Anatolia Silvestri, da Scurcola a Roma - Ospedale San Gallicano. 
535. D'Angelo Guido, di anni 9, di Nicola e fu Costantini Nicolina, da Cappelle a Roma - san Filippo, Via Alba. 
537. De Giorgio Ida, di anni....., fu Rodolfo e di Santoponte Giovannina, da Cappelle a Roma - Conservatorio Divina Provvidenza. 
677. De Simone Assunta, di anni 5, di Urbano e fu Zita Olinda, da Cappelle a Terracina - Orfanotrofio. 
709. Di Cesare Vittoria, di anni 6, fu Lorenzo e di Damia Adelaide, da Scurcola a Scurcola - Istituto Figlie della Divina Madre. 
716. Di Cola Jolanda, di anni 14, di Salvatore e fu Nuccitelli Filomena, da Roma a Scurcola - Istituto Figlie della Divina Madre. 
789. Di Massimo Francesco, di anni 8, fu Pietro e fu Rossi Vittoria, da Scurcola de' Marsi a Milano - Piccoli Derelitti. 
790. Di Massimo Giovannina, di anni 18, id. a Roma - Ospedale oftalminico. 
791. Di Massimo Giovanna, di anni 16, fu Attanasio e fu Rebecca da Scurcola a Milano - Istituto Pia Casa dei Poveri. 
853. Di Simone Maria, di anni 9, di Gervasio e fu Antonelli..... da Cappelle a Scurcola - Figlie della Divina Madre. 
1159. Lisci Angelo, di anni 10, di Paris e fu De Simone Oliviera da Cappelle a Roma - Protettorato San Giuseppe. 
1271. Marsicana Lucia, d'anni 8, di fu Antonio e Antonelli Demetria, da Cappelle a ..... - Presso lo zio. 
1272. Marsicana Vincenzo, d'anni 10, id. - Id. 
1273. Marsicano Luigi, d'anni 10, di fu Antonio e fu Demetria Antonelli, da Cappelle - Presso la zia. 
1344. Mezzoprete Agnese, di anni 15, di Ignazio e fu Garzia Vincenza, da Scurcola a Scurcola - Figlie della Divina Madre. 
1352. Mingarelli Carmine, di anni 14, fu Ferdinando e fu Balestra Chiara, da Scurcola a Roma - Collegio Pio X. 
1353. Mingarelli Santa, di anni 16, id., a Scurcola - Istituto Figlie della Divina Madre. 
1413. Nuccitelli Giuseppina, di anni 14, di Antonio e di Marconi Gemma, da Scurcola ad Anzio - Ospizio Marino. 
1414. Nuccitelli Vincenzo, di anni 17, di Florangelo e di Frezzini Maria, da Scurcola a Scurcola - Presso la sorella. 
1555. Pierbattista Iva, di anni 12, di o fu Alessio e di o fu Petitta Agata, da Scurcola a Roma - Sanatorio Umberto I. 
1560. Pietrantonio Agnese o Angela, di anni 10, fu Rodolfo e di Pietrantonio Maria, da Scurcola a Scurcola - Istituto Figlie della Divina Madre. 
1655. Rosa Domenico, di anni 7, fu Ernani e di Berenice....., da Scurcola a Roma - Ospedale Bambin Gesù. 
1656. Rosa Giovanni, di anni....., id., a Roma - Francescane. 
1657. Rosa Iris, di anni 8 e mezzo, id. - Id. 
1658. Rosa Pietro, di anni 3, id., a Roma - Ospedale Bambin Gesù. 
1676. Rossi Agostino, di anni 11, di Casimiro o di Nuccitelli Santarella, da Scurcola a Roma - Ospedale San Gallicano. 
1677. Rossi Francesco, di anni...., id - Id. 
1683. Rossi Giovanni, di anni 13, di Carmine e di Roberti Vittoria, da Scurcola a Roma - Parrocchia San Giuseppe. 
1684. Rossi Serafino, di anni 10; id. - Id. 
1686. Rossi Riccardo, di anni 2 e 1/2, fu Francesco e di Nuccitelli Vittoria, da Scurcola a Roma - Casa Divina Provvidenza. 
1723. Santini Santarella, di anni 12, di Carmine e di Santini Elisabetta, da Scurcola a Frascati - Istituto Principessa Mafalda. 
1790. Silvestri Filomena, di anni 9, fu Domenico e di Di Lorenzo Celeste, da Scurcola a Roma - Suore Consolatrici. 
1791. Silvestri Lucia, di anni 4, di Nazzareno e di Di Gasbarro Maria Giuseppa, da Scurcola a Roma - Ricovero Principe Umberto. 
1792. Silvestri Vittoria, di anni 4 - Id. 
1866. Tellone Antonio, di anni 7, di Nazzareno e..., da Scurcola Marsicana a Roma - Ospedale S. Gallicano. 
1907. Tortora Vittoria, di anni 7, di Giuseppe e Mastrocesare Maria Domenica, da Scurcola Marsicana a Roma - Ospedale San Gallicano. 
1908. Tortora Angela, di anni 4, id., a Roma - Suore Battistine. 
1920. Trombetta Alfredo, di anni 15, fu Pasquale e fu Silvestri Carmela, da Scurcola ad Avezzano - Casa e Famiglia. 
1921. Trombetta Romolo, di anni 18, id., id. - Id. 
1936. Uliano Savina, di anni 16, fu Luigi e fu Navarri Francesca, da Cappelle ad Avezzano - Casa e Famiglia.

martedì 18 febbraio 2020

Il devastante terremoto del 1904 a Scurcola Marsicana


I primi mesi dell'anno 1904, a quanto raccontano le cronache, furono particolarmente freddi e nevosi. Nel pomeriggio del 24 febbraio 1904, alle ore 16.53, una forte scossa di terremoto, della durata stimata di 11 secondi, colpì una vasta area della Marsica settentrionale. Secondo i dati raccolti nell'archivio dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, INGV, i centri più danneggiati furono Rosciolo dei Marsi, Magliano de' Marsi, Scurcola Marsicana, Cappelle, Sorbo, Poggio Filippo, San Donato, Gallo e Scanzano, tutti ubicati fra 700 e 1.050 metri di altitudine e sparsi su una superficie di circa 140 kmq. La scossa causò danni importanti a numerose costruzioni: molte case crollarono o dovettero essere demolite. I crolli furono causati soprattutto dalle cattive le condizioni statiche degli edifici; lo stato di fatiscenza del patrimonio edilizio era dovuto sia a vecchiaia, sia a scadenti tecniche costruttive [1]. 

Militari tra le case sopra via Corradino

La scossa del pomeriggio del 24 febbraio 1904 venne classificata come del IX grado della scala Mercalli (magnitudo 5.7) ed ebbe come epicentro il paese di Rosciolo. La sua potenza devastatrice venne avvertita nella provincia de L'Aquila, di Frosinone, di Perugia, di Rieti, di Urbino e di Caserta. A Scurcola il terremoto del 1904 causò svariati crolli e generò, paradossalmente, più danni rispetto a quelli che verranno causati dal terremoto di Avezzano del 13 gennaio 1915. Altrettanto incredibilmente, il terremoto del febbraio 1904 non causò vittime in nessuno dei paesi colpiti. Alla scossa più devastante, fece seguito uno sciame sismico piuttosto importante che si protrasse nei cinque mesi successivi con scosse anche molto forti.

Edificio lesionato in via A. Diaz

Sempre secondo le informazioni raccolte dall'INGV, a Scurcola i 2/3 delle abitazioni fu danneggiato, oltre un centinaio di case risultò inagibile. La scossa principale fu seguita nelle successive ventiquattro ore da otto repliche che causarono nuove fenditure nelle case, tremolio di oggetti, porte e vetrate [2]. Da un giornale dell'epoca leggiamo: "Intanto la neve viene giù a larghe falde, il freddo è intenso, e la popolazione terrorizzata accampa in aperta campagna" [3]. La popolazione che viveva nei centri più danneggiati, tra cui anche Scurcola, fu costretta a trovare riparo in campagna o in ricoveri improvvisati. Complessivamente si calcolò che più di 8000 persone rimasero senza casa in tutta l'area marsicana colpita.

Casa puntellata in Piazza del Mercato

Del tragico terremoto del 1904 ci sono pervenute alcune fotografie, scattate presumibilmente dai soldati che furono inviati nella Marsica per le operazioni di soccorso, le quali raccontano una fase successiva alla tremenda scossa, ossia quella della messa in sicurezza e del puntellamento di svariati edifici di Scurcola. I centri più danneggiati furono comunque quelli di Rosciolo e di Magliano de' Marsi. A pochi giorni dalla scossa più forte, venne istituito un Comitato di soccorso, "presieduto dal sindaco di Magliano, Sig. Scipioni, che lavora alacremente per raccogliere le oblazioni e distribuire i soccorsi: ma gli aiuti finora pervenuti sono, a dir il vero, ben misera cosa di fronte all’entità del disastro". [4]


Note 

[1] Alfonso Cavasino, "Il terremoto nella Marsica del 24 febbraio 1904", in "Bollettino della Società Sismologica Italiana", vol. 18 (1914), pp.411-48. Modena 1915. 
[2] Monti V., "Notizie sui terremoti osservati in Italia durante l'anno 1904", Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica, in appendice al "Bollettino della Società Sismologica Italiana", voll. 11 (1906)-12 (1907). Modena. 
[3] Il Giornale d’Italia, 26 febbraio 1904, n. 57. Roma 1904. 
[4] Il Giornale d’Italia, 16 marzo 1904, n. 76. Roma 1904.

venerdì 10 giugno 2022

Il corrispondente de "La Tribuna" che arrivò a Scurcola subito dopo il terremoto del 1915


Si intitola "Una notte tra le tombe della città scomparsa. Il disastro d'Avezzano descritto dal nostro inviato". Si tratta del reportage del giornalista Tullio Giordana, pubblicato sul quotidiano "La Tribuna" il 15 gennaio 1915. Giordana venne inviato ad Avezzano poco dopo la terribile scossa che devastò l'intero territorio marsicano. Prese il treno da Roma e, nel suo lungo e dettagliato articolo, racconta quel che vide e ascoltò nel corso del viaggio verso le aree devastate dal sisma. Tra le diverse località attraversate, Giordana ebbe modo di soffermarsi anche a Scurcola e ci ha trasmesso una breve ma significativa descrizione di quel che vide e di quel che seppe:

La stazione di Scurcola non c'è più: ma il capostazione che non ha lasciato il servizio mi spiega come fu gettato dal terremoto fra i binari, e, come ha potuto, contuso ma vivo, salvare tutti i suoi illesi sotto un soffitto che aveva miracolosamente - è l'avverbio che ripetono gli scampati - fatto capanna. Di fianco alle rovine informi della stazione è acceso un fuoco, e una baracca si inizia già. Qualche decina di persone vuol salire a tutti i costi sul treno per raggiungere Sulmona o da Avezzano discendere a Roma: si racconta che nel caffè di Stefano Garzia vi sono stati tre morti e parecchi feriti tra cui un negoziante romano venuto a comprar mele. È morta la moglie di un certo Nocedelli, e sono morti i suoi bimbi. Nella casa di Andrea De Angelis sono sepolti il figlio e la moglie. È scomparso Francesco Corazza. Cappelle e Magliano sono distrutte: il dottor Di Giacomo medico condotto del luogo, ha curato tutti ed è poi andato a Cappelle perché il suo collega di lì aveva una spalla spezzata. Si raccolgono i feriti: la vettura di soccorso entra in funzione. Più alto del ritmo del treno, disuguale perché la linea è malandata, si sente a tratti uno strillo lacerante.

Tullio Giordana ci ha lasciato un brevissimo racconto, sommario ma estremamente vero e drammatico, di ciò che riuscì a raccogliere in merito ad alcune vittime e ai pesanti danni che il terremoto aveva causato a Scurcola. Lo sgomento e l'angoscia di chi è sopravvissuto, come il capostazione di Scurcola del tempo, sono reali e tangibili. Il nome di Stefano Garzia è ben noto agli scurcolani grazie ai suoi discendenti che hanno portato e portano il suo stesso nome. Nel 1915, dunque, Stefano gestiva un caffè che, evidentemente, crollò causando la morte e il ferimento di diverse persone.

Si fa riferimento a "un certo Nocedelli" ma ritengo di poter affermare, con discreta sicurezza, che "Nocedelli" sia l'errata trascrizione del cognome scurcolano "Nuccetelli": costui perse la moglie e i figli. Lutto grave anche per l'Andrea De Angelis citato. Il dottor Di Giacomo è Oreste Di Giacomo che per diversi decenni fu medico condotto di Scurcola. Evidentemente il terremoto lo aveva lasciato incolume ed ebbe modo di soccorrere e curare chi, invece, venne ferito dai crolli. Il collega di Di Giacomo con la spalla spezzata era il dott. Andrea Di Pietro che, in quegli anni, per l'appunto, operava a Cappelle. Apparentemente quelli descritti da Tullio Giordana potrebbero apparire come dettagli minimi, quasi insignificanti, invece ci permettono oggi di percepire limpidamente quale potesse essere il clima di smarrimento, di desolazione e di sofferenza che i nostri concittadini scurcolani vissero in quello spaventoso momento della nostra storia.

mercoledì 10 marzo 2021

Tumulazione di Santa Petronilla: un'altra opera perduta


Di recente ho avuto la conferma che a Scurcola Marsicana, nella Chiesa di Sant'Antonio da Padova, era conservato un dipinto che ritraeva Santa Petronilla. Rintracciare la presenza di un'opera dedicata a questa martire cristiana a Scurcola, onestamente, per me, è stata una sorpresa anche se, in realtà, un minimo accenno a Santa Petronilla era stato già fatto da Dario Colucci in una delle sue passate pubblicazioni [1]. Ultimamente, però, ho recuperato una testimonianza per me nuova, custodita all'interno di un'opera curata dal professor Gustavo Strafforello, pubblicata nel 1899 [2]. 

Nel volume relativo alle Province di Aquila, Chieti, Teramo e Campobasso, nel capitolo dedicato ai "Mandamenti e Comuni del circondario di Avezzano", in riferimento a Scurcola, si può leggere: "Nella chiesa di Sant'Antonio da Padova, fuori del paese, sono poco noti, ma degni di studio, due quadri su legno: una Tumulazione di Santa Petronilla, che è certamente buona copia dell'originale che si conserva nella Pinacoteca Vaticana, e una Deposizione dalla Croce, copia o bozzetto (?) del Quercino. Su tutte queste opere d'arte è stata richiamata, dal prof. De Nino, l'attenzione del Governo".
 
Frontespizio del libro di Gustavo Strafforello

L'accenno, come si può rilevare, è minimo, eppure, nel 1899, qualcuno attesta che, nella chiesa scurcolana di Sant'Antonio, vi fossero due tavole dipinte, una con la rappresentazione della "Tumulazione di Santa Petronilla" e un'altra con la "Deposizione dalla Croce" la quale poteva addirittura essere un bozzetto realizzato dal celebre artista Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino. Da quanto ho potuto ricostruire, anche la "Tumulazione di Santa Petronilla" presente a Scurcola doveva essere copia di un'opera del Guercino che, tra l'altro, dipinse una sola volta tale soggetto.

Il dipinto originale, olio su tela, in realtà, oggi si trova presso i Musei Capitolini, a Roma. Il titolo preciso della grande e bellissima pala è "Sepoltura e gloria di santa Petronilla". È un'opera realizzata dal Guercino tra il 1621 e il 1623 per essere collocata all'interno della Basilica di San Pietro. Successivamente venne trasferita al Palazzo del Quirinale, a lungo residenza stabile dei papi. La tela venne in seguito requisita dalle truppe napoleoniche e portata a Parigi, al Museo del Louvre. Fu poi riportata in Italia da Antonio Canova e collocata nei Musei Capitolini nel 1818. Probabilmente il compilatore di "La patria; geografia dell'Italia" ha confuso i Musei Vaticani con i Musei Capitolini ma, a ogni buon conto, se il dipinto su tavola raffigurante la "Tumulazione di Santa Petronilla" custodito a Scurcola poteva essere considerato "buona copia dell'originale" può voler dire che, per l'appunto, l'opera presente nella chiesa di Sant'Antonio doveva avere un aspetto molto vicino alla pala dipinta dal Guercino. 

Sepoltura e gloria di santa Petronilla - Guercino

A questo punto sorge spontanea la domanda: che fine ha fatto il dipinto della "Tumulazione di Santa Petronilla" di Scurcola? A tal proposito può essere interessante riportare una missiva risalente al 13 febbraio del 1934, tra il podestà di Scurcola, Vitantonio Liberati, e la Soprintendenza la quale chiedeva notizie in merito ad alcuni arredi sacri presenti nella Chiesa di Sant'Antonio. La risposta del podestà è la seguente:
[...] Probabilmente tale dipinto, sottratto alle rovine del terremoto del 13 Gennaio 1915, unitamente ad altro quadro, che si ritiene sia quello riflettente la Tumulazione di S. Petronilla, e trasportato in questa Sede Municipale, sia andato poi distrutto nell'incendio di detta sede, avvenuto il 11 Gennaio 1922. Anche il busto della Maddalena è rimasto distrutto nel detto incendio dopo di essere stato trasferito dalla chiesa di S. Antonio a seguito del terremoto.
Lo stesso Vitantonio Liberati, il 24 febbraio 1934, continua a fornire e a confermare alla Soprintendenza gli stessi dettagli:
Dissi già nella mia precedente lettera del 13 corrente che due quadri ed il busto della Maddalena salvati dalle rovine andarono poi distrutti nell'incendio di questa Casa Comunale. Probabilmente tali quadri sono quelli che rappresentavano la Deposizione della Croce e la Tumulazione di S. Petronilla; due quadri delle stesse dimensioni e probabilmente della stessa epoca e dello stesso autore.
In un vecchio numero di "Marsica Nuova", il giornale pubblicato negli Stati Uniti dai migranti marsicani nel primo Novecento, in un brevissimo articolo del 1-18 novembre 1921 si legge: "PREZIOSE OPERE D'ARTE SALVATE durante il Terremoto della Marsica - Nel terremoto della Marsica, il capitano dottor Stefano Molle, il dottor Eustachio Meli, direttore della Croce Rossa, ed il signor Vitantonio Liberati, penetrarono con grave pericolo della loro vita, nella chiesa storica di Sant'Antonio a Scurcola dei Marsi, in parte crollata, e riuscirono a mettere in salvo preziose opere d'arte, comprese rimarchevoli terre cotte di Dalla Robbia. Il Conte Vetoli, sindaco di Scurcola dei Marsi, ha portato adesso a conoscenza del sottosegretario delle belle arti, l'atto coraggioso, per il quale le preziose opere d'arte poterono essere conservate al nostro patrimonio artistico". 

Chiesa di Sant'Antonio (foto Tomas Paolucci)

È evidente che la Chiesa di Sant'Antonio da Padova, a causa del terremoto del 13 gennaio 1915, subì danni importanti. Come si evince anche dalla cronaca pubblicata solo nel 1921 da "Marsica Nuova", molte opere lì conservate vennero tratte in salvo e spostate, verosimilmente senza i permessi necessari della Soprintendenza, nella sede municipale. Tra di esse, a quanto pare, c'era anche il dipinto di Santa Petronilla che, come si evince dalle parole del podestà Liberati, era tra quelle portate nella casa comunale in attesa, forse, di essere ricollocate in Chiesa appena possibile. Anche se non sembra essere stato denunciato ufficialmente, pare assodato che l'incendio del 1922 distrusse le opere sacre conservate nel Comune di Scurcola e, tra di esse, anche la tavola con Santa Petronilla. 


Note: 

[1] Dario Colucci, "1a Appendice a De Scurcola Marsorum", 2011, p. 27.
[2] Gustavo Strafforello, "La patria; geografia dell'Italia. Provincie di Aquila, Chieti, Teramo, Campobasso", Unione Tipografica Editrice, Torino, 1899.

lunedì 20 giugno 2022

Anno 1928: demolizione del Convento dei Cappuccini


Il Convento dei Cappuccini, a Scurcola, non esiste più. Di questo luogo che pure ha rappresentato, fin dal 1590, un punto di riferimento per la vita religiosa, formativa, spirituale e monastica del nostro territorio, oggi restano solo alcune labili tracce: qualche muro, un perimetro più o meno definito, un elenco di oggetti riassegnati ad altri, i documenti storici che ne attestano le origini e un toponimo che, nonostante tutto, continua ad essere utilizzato per designare quel colle a cui solitamente si giunge dopo aver raggiunto e oltrepassato la Quercia di Donato. Dopo il conseguimento dell'Unità d'Italia, con un decreto piemontese del 7 luglio 1866, veniva ordinata la soppressione di tutti gli ordini religiosi ai quali, neanche a dirlo, si andavano ad espropriare beni e conventi. Così si sancì, dopo secoli, la scomparsa del Convento dei Cappuccini di Scurcola Marsicana.

L'ultimo drammatico evento che ne ha definitivamente compromesso l'esistenza, anche strutturale, è il terremoto del 13 gennaio 1915. In un documento conservato presso l'Archivio di Stato [1] si riporta una delibera del Comune di Scurcola del 1923 che recita: "In seguito al terremoto del 13 gennaio 1915 il vecchio fabbricato già convento dei Cappuccini con l’annessa Chiesa riportava gravissimi danni, tali da doversi considerare distrutto agli effetti dei benefici di legge. Analogamente il muro di cinta del cimitero rimaneva gravemente danneggiato, per cui fin dalla prima epoca del disastro tellurico si ritenne indispensabile provvedere ad una riparazione sia pure sommaria del medesimo onde ovviare ad un indecoroso stato di abbandono, assolutamente incompatibile con quel civico senso di religione che costituisce il culto sacro dei morti. Con il crollo della Chiesa [di Santa Maria del Colle, NdR] e degli altri fabbricati adiacenti al vecchio convento vennero a mancare la cappella mortuaria e l’ossario, per cui uno stato di grave disagio venne a determinarsi in tutto il servizio necroscopico".

Resti del Convento dei Cappuccini di Scurcola

La pesante scossa, come attestato, arrecò danni giudicati irreparabili che, a distanza di diversi anni, indussero gli amministratori del tempo a decretare la demolizione del Convento. Nello specifico, l'atto comunale recante "Demolizione del Convento dei Cappuccini distrutto dal terremoto. Concessione dei lavori a Comi Angelo e Villa Giuseppe" risale al 30 luglio del 1928. Erano trascorsi più di 13 anni dal sisma e il podestà Vitantonio Liberati intervenne con urgenza per risolvere una situazione che riteneva, evidentemente, insanabile. Ai nostri occhi la scomparsa definitiva del Convento rappresenta, ancora oggi, una grave perdita, ma è anche ragionevole ritenere che, nel 1928, non vi fosse alcun interesse a recuperare un edificio ormai disabitato da decenni e pericolante a causa del terremoto.

Il dispositivo del 1928 recita: "detta demolizione si presenta indispensabile anzitutto a tutela della pubblica incolumità in quanto l'intero fabbricato minaccia rovina con grave pericolo per me numerose persone costrette ad attraversarlo per recarsi nell'interno del cimitero, in secondo luogo per rendere libera l'area ove dovranno sorgere nuovi locali del restaurato cimitero". Il cimitero di Scurcola, infatti, negli anni Venti, è ancora custodito nel perimetro dell'area conventuale e, da quanto viene esplicitato, all'epoca, si riteneva che l'area sarebbe stata adibita ai nuovi locali del cimitero restaurato, cosa che non è mai avvenuta: il cimitero del paese venne realizzato da lì a qualche anno dove si trova tuttora. 

Tracce delle mura perimetrali del "camposanto vecchio"

La perizia preliminare risulta essere eseguita dall'ing. Luigi Figà Talamanca mentre i lavori sono affidati, tramite trattativa privata, ai signori Angelo Comi e Giuseppe Villa, "operai specializzati in materia di demolizione", per lire 4.500. Veniva disposto, inoltre, che l'opera doveva essere ultimata entro il 15 settembre 1928 e che "ogni oggetto di pregio o meno, di interesse artistico o storico che nel corso dei lavori venisse alla luce dovrà essere immediatamente consegnato al rappresentante del Comune".



Note:
[1] Archivio di Stato di L’Aquila, Sottoprefettura di Avezzano, Affari speciali dei Comuni, b.268, fasc. 12.

venerdì 5 novembre 2021

Liberaci da terremoto, peste, fame e guerra: l'invocazione incisa su una campana di Scurcola


Consultando le pagine di BeWeB, il Portale dei beni culturali ecclesiastici, sono incappata in una scheda relativa a una campana che, per deduzione, dovrebbe trovarsi sul campanile della chiesa di Maria SS della Vittoria, in cima al paese. A questo campanile, diverso tempo fa, ho dedicato un post in cui ho descritto quanto avvenne nell'estate del 1958: un fulmine colpì e danneggiò pesantemente il tetto che fu poi ricostruito in uno stile diverso rispetto all'originale. Purtroppo non sono mai salita lassù e non ho potuto verificare di persona, ma ritengo che le informazioni rintracciate sul sito dei beni culturali ecclesiastici siano serie e affidabili.

La campana è realizzata in bronzo fuso e riporta delle parole incise nel metallo. Le prime si trovano sulla parte alta e recitano: "Flagello terremotus libera nos Domine + a peste fame et bello..." ossia "Liberaci Signore dal flagello del terremoto, della peste, della fame e della guerra". Un'invocazione molto precisa e molto commovente, a mio avviso. La campana riporta anche una data: 1922. È del tutto comprensibile il bisogno degli scurcolani del tempo di essere liberati dal terremoto (quello del 1915 aveva devastato l'intera Marsica), dalla peste (Scurcola era stata colpita da un'epidemia di colera nel 1854/55), dalla fame (una dei motivi di sofferenza cronica soprattutto dei più poveri), dalla guerra (la Prima Guerra Mondiale si era conclusa solo da pochi anni).

Il campanile della chiesa di Maria SS della Vittoria

Nella parte inferiore della campana, che risulta decorata anche da fasce perlinate e meandri, è presente un'altra iscrizione: "O Maria Vittoria saluta con festosi tuoi rintocchi il bel cielo di Italia scuoti gli animi turbolenti ridona la pace perduta la cittadinanza scurcolese A cura del regio cappellano Ernesto canonico Ansini la fece rifondere dalla ditta CAV. MARI E NIPOTE IN TORRE DE PASSERI 1922". Parole che suonano come una preghiera ma anche come memoria. La campana, coi suoi rintocchi, può tramutarsi in un saluto al cielo e diviene una supplica alla Madonna affinché restituisca la "pace perduta" a tutti gli "scurcolesi". Il sacerdote che fece realizzare la campana, in un certo senso, firma anche l'opera: regio cappellano Ernesto Ansini.

Un altro elemento interessante è l'esplicito richiamo al nome della fonderia che realizzò la nostra campana: "Cavalier Mari e nipote di Torre de' Passari". Mari: stiamo parlando di una delle famiglie di fonditori di campane più antiche e prestigiose d'Abruzzo. Dovremmo essere molto orgogliosi di avere una campana Mari a Scurcola. I Mari sono originari della città dell'Aquila ma, nei secoli, si sono spostati in diverse altre località, tra cui Torre de' Passeri, in provincia di Pescara. Le loro campane sono presenti anche in Emilia-Romagna, Marche, Umbria e Lazio. In un testo [1] dedicato all'argomento si legge: "La nascita artistica della fonderia Mari viene fatta risalire al 1019 secondo un documento redatto dai Padri Cappuccini di Ortona e secondo una carta campanaria di pelle di pecora. Altre fonti citano il ritrovamento di una campana in Popoli (PE) fusa nel 1200 da Aloysius Mari".



Note:
[1] Giovanna Petrella, "La fusione delle campane in Abruzzo e Molise alla luce delle fonti storico-archivistiche e delle iscrizioni campanarie", in: "Dal fuoco all'aria. Tecniche, significati e prassi nell'uso delle campane", Ospedaletto, Pisa, 2007, p. 301-324.

giovedì 25 novembre 2021

La chiesa di Sant'Egidio di Scurcola in una fotografia di fine Ottocento di Camille Enlart


La splendida e, a quanto mi risulta, finora sconosciuta fotografia della chiesa di Sant'Egidio di Scurcola Marsicana di cui sto scrivendo dovrebbe risalire agli anni 1890/1893. È questo il periodo in cui il suo autore, l'archeologo, storico dell'arte e fotografo francese Camille Enlart si trovava in Italia per realizzare gli scatti che poco più tardi (nel 1894) lo aiuteranno nella redazione del libro "Origines françaises de l'architecture gothique en Italie". 

Enlart, dunque, è stato a Scurcola e ha osservato e immortalato gli elementi riferibili all'architettura gotica utili alla sua ricerca. Elementi che, al contrario di quanto si immagine, non provenivano dalla diruta Abbazia di Maria SS della Vittoria fatta edificare da Carlo I d'Angiò dopo la vittoria su Corradino di Svevia.

Camille Enlart

La struttura originaria della chiesa di Sant'Egidio venne realizzata per volontà dell'Abbazia benedettina di Montecassino e risale ai primi dell'XI secolo. Con il trascorrere dei secoli, l'edificio sacro più antico che possediamo a Scurcola, ha subito importanti rifacimenti. La fotografia di Enlart ci mostra una chiesa abbastanza diversa da come la conosciamo. 

Alla fine dell'Ottocento essa manteneva una struttura probabilmente più vicina all'originale anche se, a ben guardare, i fori presenti sulla parete laterale fanno intendere che lì erano ancorati elementi di un tetto andato perduto: la chiesa possedeva, evidentemente, due navate laterali. Una di esse si nota, con un po' di attenzione, sul lato sinistro della chiesa.

Traccia della navata laterale (oggi perduta)

Un altro dettaglio interessante rilevabile da questa splendida immagine è costituito dal portale. Quello che oggi vediamo sulla facciata della chiesa, vale a dire l'attuale ingresso, si trovava al tempo sulla parete laterale dell'edificio sacro. 

Sono molti ad aver ritenuto, in passato, che il raffinato portale, decorato da colonne tortili e preziosi capitelli, provenga dall'Abbazia angioina. In realtà, grazie a uno scambio epistolare con la prof.ssa Paola Nardecchia, storica dell'arte e autrice di numerosi testi dedicati ai dettagli artistici e architettonici del territorio marsicano, ho potuto comprendere che il portale della chiesa di Sant'Egidio (così come la monofora sopravvissuta) è un manufatto realizzato, verosimilmente, nella seconda parte del '400.

Il portale dov'era e dov'è

Il terremoto del 1904 ha procurato delle lesioni importanti alla chiesa ma i danni più ingenti sono quelli causati dal terremoto del 1915. La chiesa di Sant'Egidio è rimasta per alcuni decenni in uno stato di fatiscenza e di abbandono. Sarà rimessa in piedi solo a partire dal 1967 e verrà riaperta al culto nel 1971. 

Osservando l'edificio sacro prima dei due violenti terremoti si comprende che, a un certo punto, durante le fasi di ricostruzione, la struttura posta sul retro, che al tempo di Enlart aveva dimensioni piuttosto ridotte e che, nel XVII secolo doveva accogliere un convento carmelitano, è stata estesa e ampliata fino a coprire una buona parte della parete, tanto che delle quattro antiche monofore presenti, oggi ne resta solo una.

La chiesa di Sant'Egidio oggi

Nella fotografia storica della chiesa di Sant'Egidio si possono notare altri piccoli ma significativi dettagli: il tetto appare in pessimo stato; il vecchio portale d'ingresso deve essere andato distrutto durante i terremoti perché oggi non se ne conserva alcuna traccia; di fronte alla chiesa dovevano trovarsi degli alberi che il fotografo non ha potuto evitare di fotografare; accanto alla chiesa sono "parcheggiati" due carretti e, ovviamente, dall'altro lato si vedono solo dei campi, non esistevano edifici né strade.


Crediti per la fotografia di Camille Enlart: © Ministère de la Culture (France), Médiathèque de l'architecture et du patrimoine, diffusion RMN-GP.

mercoledì 9 ottobre 2019

Quando a Scurcola c'era la Torre dell'Orologio


La foto racconta una Scurcola che non c'è più. Un angolo di paese che non è più quello che era fino ai primi anni del '900. Infatti in zona Corte Vecchia, un tempo, c'era una Torre dell'Orologio che, purtroppo, fu pesantemente danneggiata durante il terremoto del 1915 che gravi lesioni arrecò a molte strutture presenti nel centro storico di Scurcola.


La Torre poggiava su una base di roccia, tuttora visibile, e probabilmente faceva parte di un antico sistema murario che per diversi secoli ha protetto il borgo nato attorno alla Rocca Orsini in epoca medievale e rinascimentale. Non si sa con esattezza quando l'antica Torre difensiva venne trasformata in una Torre dell'Orologio, ma di certo essa ha svolto il suo utilissimo compito per molti anni. Va ricordato che, all'epoca, le persone che potevano permettersi di possedere un orologio erano pochissime e avere un grande orologio posto sopra una Torre era indubbiamente un vantaggio per tutti.
Come si evince dall'immagine principale, la Torre dell'Orologio si trovava in un punto strategico del paese, in una posizione che le permetteva di essere vista da ogni angolo di Scurcola. L'orologio, inoltre, aveva dimensioni davvero notevoli così da agevolare ulteriormente la sua visibilità anche a distanza.

Corte Vecchia oggi (foto di Ferdinando Cicchetti)

Con la scossa del 1915, purtroppo, la Torre dell'Orologio in buona parte crollò e, evidentemente, fu deciso di demolirla del tutto forse perché troppo fragile e ormai pesantemente lesionata. L'orologio della Torre andò perduto e bisognò aspettare diversi anni prima che si trovasse una soluzione. Alla fine, nell'autunno del 1932, venne attivato l'attuale orologio, quello che tuttora visibile in cima al Campanile della Chiesa della SS. Trinità. Il Campanile, come si può notare ad occhio nudo, venne elevato di un ulteriore livello, il quarto, e l'orologio fu finalmente restituito ai cittadini di Scurcola che, anche se impegnati nelle campagne circostanti, tornarono ad ascoltare i rintocchi che segnano le ore del giorno.


N.B. Nell'immagine iniziale in bianco è nero, un dettaglio tratto da una foto d'epoca scattata da Vittorio Bontempi agli inizi del '900 e proveniente dell'archivio di Stefano Bontempi.

martedì 3 marzo 2020

La Torre che NON è dell'Orologio


Tra i primi post che ho scritto su questo blog c'è quello in cui ho raccontato della perduta "Torre dell'Orologio" di Scurcola. Ho descritto la sua posizione, la sua fondamentale funzione e, soprattutto, ho spiegato che, con il terremoto del 1915, quella torre, come molti altri edifici del centro storico di Scurcola, è stata irrimediabilmente danneggiata tanto che fu deciso di abbatterla. In quella circostanza avevo pubblicato anche la vecchia fotografia che apre questo post, quella in cui si vedono alcuni militari sulla sommità della torre semidistrutta. Poco dopo la messa online di quella immagine ho ricevuto un messaggio da Angela Di Massimo, scurcolana doc, che mi avvisava saggiamente che la torre immortalata in quello storico scatto NON era la famosa "Torre dell'Orologio", per cui ho provveduto a rimuovere la foto in questione da quel post.

La torre come appare oggi

È trascorso un po' di tempo e ho pensato di tornare sull'argomento per fare finalmente chiarezza: Angela ha perfettamente ragione. In diverse circostanze, compreso il libro "Scurcola Marsicana Monumenta", la torre presente nella foto post-terremoto è stata designata come la Torre dell'Orologio ma, in realtà, la torre in questione NON è affatto la Torre dell'Orologio. Si tratta, come mi ha fatto correttamente rilevare Angela Di Massimo, di una torre che si può vedere ancora oggi lungo via Trento e Trieste, nel borgo antico di Scurcola.

La torre nel 1904 e la torre adesso: stesso edificio

Per far rilevare la veridicità di quanto vado affermando, ho pensato di porre, una accanto all'altra, due foto: quella storica in cui si vede la torre lesionata dopo la scossa del 1904 e la torre così come appare oggi. È evidente che si tratta della stessa costruzione: stessa collocazione, stesse dimensioni, stesse finestre. Ovviamente la parte superiore della torre, attualmente, non esiste più ma per il resto non mi sembra ci siano dubbi. Una torre ad "U", come ce ne erano diverse lungo le antiche mura medievali di Scurcola. Una torre di cui ci resta una bella testimonianza. Una torre che, ribadisco, NON è affatto la "Torre dell'Orologio" come spesso è stata erroneamente indicata. Ringrazio Angela Di Massimo per avermi fatto notare questo interessante dettaglio.

martedì 30 agosto 2022

Una bella immagine della perduta Madonna del Latte


Uno tra i primi post che ho scritto (2 ottobre 2019) su "Scurcola Marsicana Blog" era dedicato alla "Madonna che non esiste più". Il breve testo evidenziava la definitiva e ineluttabile scomparsa di un affresco intitolato alla Madonna del Latte (o Madonna dello Latte) di cui non tutti, oggi, anche per questioni anagrafiche, possono conservare memoria. Al tempo facevo rilevare come di questa figura sacra, accolta all'interno di una cappella appositamente edificata a poca distanza dal Convento dei Cappuccini, ci restava solo una scolorita e sgranata fotografia che il compianto amico Dario Colucci aveva accolto tra le pagine di uno dei suoi libri [1].

Di recente sono riuscita a recuperare un'altra fotografia, di qualità migliore seppur sempre in bianco e nero, della perduta Madonna del Latte di Scurcola. Essa è archiviata all'interno del Catalogo generale dei Beni Culturali, disponibile online. Nella relativa scheda, i tecnici che hanno censito il bene artistico quando era ancora visibile scrivono: "L'affresco, ritrovato dopo il terremoto del 1915 fra le macerie della chiesetta cimiteriale della Madonna del Suffragio [dovrebbe essere la chiesa della Madonna del Colle, NdR], fu ricomposta sotto l'attuale nicchia. La rigidità espressiva delle figure, le pieghe ondulate dei panneggi, iconografia attestano che l'autore si attenne a generici schemi tardo-gotici, riscontrabili in gran parte degli autori locali del secolo XV che le integrazioni e i rifacimenti subiti dall'opera nel tempo, hanno alterato".

Madonna del Latte e Bambino

Secondo il racconto di Dario Colucci, l'affresco un tempo si trovava sulla parte destra della chiesa della Madonna del Colle e restò al suo posto nonostante il grave sisma del 1915. Per diversi decenni, infatti, le madri che non avevano latte a sufficienza per sfamare i loro neonati continuarono a recarsi in pellegrinaggio alla Madonna del Latte invocando il suo aiuto. Nel 1952 a Scurcola venne organizzato un cantiere scuola per formare giovani muratori: il progetto venne affidato alla guida del geometra, oltre che farmacista, Emilio Ferrari. I ragazzi che presero parte al cantiere scuola lavorarono al restauro di un locale attiguo al convento che era ormai quasi distrutto. Lo trasformarono in una cappella e sull'altare vollero sistemare l'affresco della Madonna del Latte, spostandolo dalla sua sede originaria. Dario spiega che non fu facile trasferire l'opera perché era fragile e perché pesava molto. Con il supporto di un carretto, però, i neo-muratori scurcolani riuscirono nell'impresa.

Cappella della Madonna del Latte (foto Aulo Colucci)

La Madonna del Latte rimase nella nuova nicchia per diversi anni continuando a essere meta di donne devote e non solo. Col trascorrere del tempo, però, la piccola cappella che l'aveva accolta fin dal 1952 venne a danneggiarsi a causa delle intemperie e dell'incuria. Personalmente ricordo di aver visto la Madonna del Latte ancora intatta, probabilmente tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Enzo Colucci mi ha riferito che, a un certo punto, l'affresco è sparito. Secondo la testimonianza di Enzo, infatti, la nostra Madonna del Latte sarebbe stata asportata completamente dalla parete sulla quale si trovava e, di conseguenza, rubata. Chi sia l'artefice dell'ennesima sparizione di un'opera d'arte a Scurcola, tanto per cambiare, non è noto. Di certo il nostro paese l'ha perduta per sempre. E la fotografia che ho rinvenuto nel Catalogo generale online dei Beni Culturali, seppur migliore della precedente, non compensa in nessun modo la scomparsa di una figura sacra che fu importante per Scurcola e per gli scurcolani.



Note: 
[1] Dario Colucci, De Scurcola Marsorum, 2008, p. 201, 202.


Il filosofo Antonio Rocco tra “Le Glorie degli Incogniti” (1647)

Siamo nella Venezia del Seicento, la città più cosmopolita della penisola. Giovanni Francesco Loredan ha solo 27 anni quando, da giovane no...