lunedì 10 gennaio 2022

Il fortunato ritrovamento del dipinto di San Francesco di Paola


Risale a qualche anno fa il furto della seicentesca tela di San Francesco di Paola, custodita nella sagrestia della chiesa della SS. Trinità di Scurcola. Si tratta di un dipinto di medie dimensioni (cm 63.5x48.0) nel quale è rappresentato il santo francescano nato in Calabria nel 1416, fondatore dell'Ordine dei minimi. La figura di San Francesco di Paola rispetta in pieno l'iconografia tradizionale: barba bianca, saio, bastone in mano e il motto CHARITAS posto nell'angolo in alto a destra, bene in vista. Purtroppo non sappiamo chi fu l'autore del dipinto, possiamo però immaginare che anche a Scurcola, nel corso del XVI-XVII secolo, trovò diffusione il culto legato a San Francesco di Paola che, tra l'altro, era stato designato patrono del Regno di Sicilia prima e del Regno di Napoli poi.

Il 13 aprile 2013 don Nunzio D'Orazio, parroco di Scurcola Marsicana, ha presentato denuncia, presso la locale stazione dei Carabinieri, dell'avvenuto furto del quadro, olio su tela, di San Francesco di Paola. Non si è mai capito né scoperto chi siano stati gli autori dell'illecita sottrazione dell'opera d'arte sacra che, tra l'altro, venne tagliata ed estratta dalla bella cornice in legno dorato, risalente al XIX secolo. Passato qualche tempo, la vicenda della scomparsa del quadro di San Francesco di Paola ha una svolta sorprendente e decisiva. "Un giorno" mi racconta Franco Farina "stavo pranzando e, nel seguire il telegiornale di Canale 5, mi capita di osservare un servizio dedicato al ritrovamento di preziose opere d'arte e noto, in un improvviso flash, un Carabiniere che esce dall'auto di servizio portando tra le mani un'opera a me ben nota: il quadro rubato di San Francesco di Paola".

I Carabinieri col quadro di San Francesco di Paola di Scurcola

Era il novembre del 2014 e Franco Farina, Carabiniere scurcolano in congedo che ha lavorato per anni presso il Comando Generale Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma, si è immediatamente attivato affinché l'opera rubata potesse essere restituita a Scurcola. Ha contattato subito don Nunzio e quindi i Carabinieri della compagnia Trionfale di Roma che avevano trovato la tela rubata dalla chiesa di Scurcola, insieme a numerosi altri antichi oggetti (dipinti, anfore, candelabri, sculture, libri, crocifissi, arazzi, reperti archeologici, ecc.), presso l'abitazione di un avvocato di Grottarossa (Roma), poi denunciato per ricettazione. Le indagini sono state seguite anche dai Carabinieri di Monte Mario e da quelli del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma.

Quadro di San Francesco di Paola nella sua cornice

All'atto del riconoscimento dell'opera, Franco Farina si è recato più in fretta possibile a Roma con don Nunzio. "C'era il rischio che il nostro San Francesco di Paola venisse restituito a un'altra persona" mi spiega Franco "si era fatto avanti l'allora responsabile del Museo di Sutri (Viterbo), ritenendo che il quadro appartenesse alla chiesa della Madonna del Carmine di Sutri. Per fortuna noi avevamo la cornice dalla quale la tela era stata tagliata via e la fotografia dell'opera". I Carabinieri, dopo gli accertamenti del caso, hanno verificato che il quadro provenisse effettivamente dalla chiesa scurcolana della SS. Trinità, dalla quale era stato rubato. Il caso ha giocato un ruolo fondamentale in questa vicenda: sono tante le piccole coincidenze che hanno permesso di ritrovare la tela di San Francesco di Paola. E viene spontaneo pensare, purtroppo, a situazioni in cui tali coincidenze non si verificano e alle varie opere scomparse da Scurcola che difficilmente verranno rintracciate e restituite.

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Ringrazio Franco Farina che, anche in questa circostanza, mi ha offerto la sua disponibilità oltre alla sua documentazione relativa agli eventi che ho descritto.

mercoledì 5 gennaio 2022

Scorcio di Scurcola Marsicana in una foto di Camille Enlart di fine Ottocento


Qualche tempo fa la Piccola biblioteca marsicana ha condiviso sul proprio sito e sui propri canali social delle bellissime foto d'epoca scattate, verosimilmente tra il 1890 e il 1893, dall'archeologo, storico dell'arte e fotografo francese Camille Enlart in diversi luoghi della Marsica, Scurcola compresa. Prendendo spunto da quelle immagini, ho già condotto una mia personale ricerca e ho individuato un'altra splendida foto di Enlart, finora sconosciuta, che ritrae la chiesa di Sant'Egidio di Scurcola Marsicana così come appariva alla fine del XIX secolo. Come ho spiegato nella circostanza, Camille Enlart era giunto in Italia per condurre una ricerca sulle testimonianze d'arte gotica francese presenti nel nostro territorio per pubblicare poi il suo libro "Origines françaises de l'architecture gothique en Italie" (1894).

Dettagli gotici: tracce portale a sesto acuto, bifora e finestre

Uno degli scatti più emblematici e affascinanti che lo studioso francese realizzò a Scurcola è quello di cui sto scrivendo. Si tratta di una fotografia che, personalmente, trovo di grande impatto. Sicuramente Enlart aveva intenzione di fissare i particolari architettonici e decorativi, di chiara origine gotica (provenienti dalla perduta Abbazia cistercense di S. Maria della Vittoria edificata per volere di Carlo I d'Angiò alla fine del XIII secolo), che abbelliscono il palazzo che, ancora oggi, insiste su un piccolo slargo lungo via Corradino, oltre via Clemente IV e poco prima di via Portella. Diverso tempo fa sentii denominare questo edificio "Palazzo della mercanzia" ma purtroppo non ho trovato nulla che dia conferma di tale specifica.

Donne e uomini di Scurcola

Mettendo da parte, per qualche istante, gli aspetti meramente architettonici della foto di Enlart, vorrei soffermarmi sulla valenza più umana e più emozionale dell'immagine: le dieci persone ritratte. Non è semplice, oggi, sapere chi fossero. Ci sono quattro donne al centro della scena, vestite con abiti poveri, le tipiche "gonnellone" dei tempi, il grembiule, un fazzoletto sul capo o sulle spalle. Dietro di loro il volto, appena visibile, di un'altra. Poco più sopra si notano due uomini e un'ulteriore donna. Sullo sfondo, poco oltre l'arco, verso quella che è via Portella, si intravede un'altra figura femminile vestita completamente di nero. L'ultima presenza è quella della donna affacciata alla finestra al secondo piano della casa che, ai tempi, appare già pesantemente lesionata da una crepa che la percorre dal basso verso l'alto. Posso solo immaginare che gli scurcolani qui ritratti, probabilmente, abitavano in zona e sono stati attratti e incuriositi dall'arrivo di uno straniero che voleva fotografare, con gli ingombranti strumenti dell'epoca, un pezzetto del loro borgo. Queste persone, forse, non hanno mai nemmeno saputo di essere state fotografate e non potevano di certo immaginare che i loro ritratti sarebbero giunti fino a noi a distanza di più di 130 anni.

Stesso scorcio dopo sisma 1904
(nel cerchio l'assenza della bifora)

Tornando adesso agli aspetti più "tecnici", è possibile compiere un confronto interessante tra la foto di Enlart di fine Ottocento e un'immagine dello stesso scorcio di Scurcola scattata a distanza di alcuni anni, per la precisione poco tempo dopo il terremoto del 24 febbraio 1904. In questo secondo scatto, si vedono alcuni militari che, evidentemente, si stavano occupando della verifica dei danni causati dalla scossa. Stesso luogo, stesse abitazioni. C'è però un dettaglio che mi ha colpito subito: la bellissima bifora che Enlart aveva fotografato poco più di dieci anni prima, nel 1904 sembra essere già stata sostituita da una finestra comune. Il cosiddetto "Palazzo della mercanzia" (ammesso che sia corretto chiamarlo così) ha conservato, e conserva ancora, le due belle finestre con cornice semicircolare decorata, nello stile gotico che Enlart voleva evidenziare, ma nel 1904 aveva perduto la bifora e non per colpa del terremoto. Oggi la stessa finestra appare dotata anche di balconcino ma della meravigliosa bifora gotica non rimane traccia, purtroppo.

Lo scorcio così come appare oggi

Ho confrontato la bifora "scomparsa" con quella presente sulla bella facciata del noto palazzo quattrocentesco che si trova sempre su via Corradino, ma ho rilevato che si tratta di due finestre diverse. Il palazzo fotografato da Enlart, per fortuna, non sembra aver subito, nel tempo, altri grandi mutamenti estetici. Non so chi siano i proprietari dell'edificio ma sarei curiosa di capire se, al suo interno, vi siano altri dettagli architettonici che ne attestino la radice storica che pare possa essere fatta risalire, con discreta sicurezza, al XV secolo.

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Crediti per la fotografia di Camille Enlart: © Ministère de la Culture (France), Médiathèque de l'architecture et du patrimoine, diffusion RMN-GP.

giovedì 30 dicembre 2021

Post di fine anno con desideri annessi

Un post di fine anno, dopo due anni di pandemia, rischia di trasformarsi in un contenuto dai toni patetici. E di patetismi, onestamente, in questo frangente, non ce ne è alcun bisogno. Siamo tutti stanchi. Inevitabilmente stanchi. E si è stanchi persino della propria stanchezza, che sembra non aver fine. Resistiamo, come facciamo da tempo, aspettando di uscire dal Covid, dalle restrizioni, dalle regole, dai limiti, dai rossi e dai gialli, dalle scempiaggini no-vax, no-mask, no-pass, no-tutto.

Si spera, con giustificata diffidenza, nel nuovo anno. Cosa sarà nel 2022? Personalmente non mi aspetto granché e temo di non essere l'unica. Ho smesso di inventare buoni propositi già da parecchio però, come molti sanno, ho affidato a chi legge l'impresa di imbastire un "desiderio per Scurcola". Qualche intrepido, che ringrazio, ha avuto il buon cuore di farlo inviandomi un messaggio. Riporto, poco oltre, i sogni di chi vorrebbe che qualcosa, per Scurcola, cambiasse.

Per quanto mi riguarda, il mio desiderio per Scurcola è quello di poter ammirare, un giorno, un paese vivo e dinamico, abitato da persone che ne abbiano cura, sotto tutti i punti di vista: umano, paesaggistico, commerciale, urbanistico, culturale, amministrativo, economico, progettuale, creativo, ambientale, turistico, immaginifico, artigianale, comunicativo, artistico, lavorativo, storico, emozionale. Avere cura di Scurcola (come esercizio d'amore quotidiano), su ogni fronte possibile, questo è ciò che io vorrei. Il resto lo lascio alle parole di chi mi ha affidato il suo "desiderio per Scurcola":

  • I desideri per Scurcola sono tantissimi purtroppo, segno di qualcosa che non funziona da che io ricordo. Per cui ne faccio uno, neanche semplice, di essere tutti noi accomunati a contribuire una rinascita moderna ma legata alle tradizioni del nostro paesello. Se poi rimane uno scampolo per un desiderio più semplice, urge un restauro della Venere, ormai invasa dalla ruggine. (Maurizio Moretti)

  • Il mio desiderio per Scurcola è che possa avere sempre persone oneste e autentiche che sappiano prendersene cura, con idee vere e adeguate, con la capacità e la tenacia di concretizzarle. (Antonella Curini) - suo figlio: "Giuse' cosa auguri a Scurcola?" "Una scuola, fatta bene però!".

  • Il sogno, più a lungo da me inseguito, la fine dei lavori relativi al Castello Orsini e la sua successiva, ottimale utilizzazione. Spero, per Scurcola, che il mio sogno non rimanga tale. (Erminio Di Gasbarro)

  • Persone pragmatiche che lavorino senza rispondere a un partito che sia politico o sociale. (Francesco Tortora)

  • Dunque, un desiderio che potrei esprimere per Scurcola è che in futuro ci siano più Maria Tortora che abbiano voglia di impiegare il loro tempo e le loro energie a valorizzare il territorio che vivono. Non dobbiamo dimenticare che Scurcola, pur con i suoi difetti, resta una perla della Marsica a pochi chilometri da Roma, con il suo bagaglio di riferimenti storico-culturali e artistici che in questo blog vengono di frequente riportati alla luce. Si tratta di elementi che possono muovere un turismo di qualità, da affiancare a quello dei Borghi autentici. Mi piace prendere ad esempio il progetto dei Murales e di Borgo Universo, sviluppato da alcuni ragazzi riuniti in cooperativa ad Aielli. Un progetto che ha portato in due mesi e mezzo 21mila visitatori ad Aielli (che di abitanti ne ha 1.200). (Piergiorgio Liberati)

venerdì 24 dicembre 2021

Un desiderio di Natale per Scurcola


Di ispirazioni di orientamento natalizio, in questi ultimi giorni, ne ho avute diverse. Eppure nessuna mi è parsa sentitamente affine al senso che volevo dare al mio post di Natale per Scurcola. Poi, da un qualche passato, mi è giunta una sorta di reminiscenza che mi piace recuperare. Chiedo a chi legge, semplicemente, di esprimere un desiderio. Non per sé, non solo per sé, almeno. Chiedo un desiderio di Natale per Scurcola. Un regalo per il nostro paese, una proposta, un sogno, un'idea da esprimere e affidare al fato o alla preghiera.

Sotto un immaginario e possente albero di Natale vorrei accogliere desideri per Scurcola: uno per ogni scurcolano, magari. Perché so che ogni scurcolano, affezionato alle sue radici e alla sua terra, ha un proprio (anche minuscolo) sogno per Scurcola. Dei disfattisti non mi fido e nemmeno di chi giudica senza provare a capire. Mi fido molto di più di chi ci prova, di chi tenta di offrire una visione, un intento, un proposito: un desiderio, per l'appunto.

È questo il mio modo di augurare a tutti un Natale buono. Vi auguro di trascorrere giorni sereni, di avere accanto chi amate e di pensare un po' anche a voi stessi. Auspico che ognuno riesca a trovare la voglia e il tempo di nutrire le sue passioni più vere e profonde perché, come scriveva il drammaturgo francesce Albert Guinon, "gli appassionati sollevano il mondo, gli scettici lo lasciano ricadere".



Foto di apertura: Scurcola Marsicana ai primi del Novecento. 

lunedì 20 dicembre 2021

L'iscrizione del 1518 contenuta nella lunetta del portale gotico della chiesa di Sant'Antonio


Il portale della chiesa di Sant'Antonio e quello della chiesa della Madonna della Vittoria sono gemelli. Entrambi provengono dalla diruta Abbazia di Maria SS. della Vittoria. Come ormai abbiamo imparato da tempo, ciò che restava dell'imponente edificio sacro voluto da Carlo I d'Angiò, edificato nei pressi del luogo della battaglia condotta e vinta contro Corradino di Svevia, e andato distrutto per lo più a causa di violenti terremoti, ha funto per anni da cava di materiali per la costruzione di chiese e case nel borgo di Scurcola. I due magnifici portali in pietra bianca, evidentemente, erano solo alcuni degli splendidi elementi architettonici d'arte gotica dell'Abbazia. Essi furono recuperati per essere riutilizzati come porte d'ingresso per due delle chiese più importanti di Scurcola.

I due portali delle chiese di S. Antonio e Madonna della Vittoria

Entrambe le chiese, nel corso dei secoli, per alterne vicende, hanno subito importanti interventi di ricostruzione e restauro per cui il loro aspetto attuale non è quello che avevano all'origine. I due portali, come detto, sono autentici e identici. L'unico dettaglio che li differenzia è costituito dall'iscrizione presente all'interno della lunetta del portale della chiesa di Sant'Antonio, caratteristica che il portale della chiesa della Madonna della Vittoria non possiede. Qual è l'iscrizione in esame? La seguente: "HOC OPUS FIERI FECERUNT FRATES TERTII ORDINIS S. FRANCISCI DE PENITENTIA PROVINCIAE ROMANAE CUM FAVORE ET AUXILIO COMUNITATIS SCULCULE ET ALIORUM BENEFACTORUM 1518".

Portale gotico della chiesa di S. Antonio

Il testo va letto con un preciso ordine: prima la parte contenuta nello spazio a sinistra della croce, poi la parte che si trova a destra. L'iscrizione ci racconta che, nel 1518, i frati del Terzo Ordine di San Francesco, col favore e l'aiuto del popolo di Scurcola e di altri benefattori, realizzarono l'opera. Secondo mie precedenti ricerche, riportate in diversi momenti su questo blog, è stato possibile attestare che la chiesa di Sant'Antonio doveva esistere già ai primi del Cinquecento. Il Convento dei terziari francescani, invece, fu realizzato poco più tardi, a partire dal 1518, evidentemente. Dell'originario convento, purtroppo, non ci resta molto visto che, come altri edifici di Scurcola, anch'esso fu pesantemente danneggiato dai terremoti. La struttura attuale (nonostante sia, purtroppo, all'abbandono da anni) risale al 1730, come riportato sulla porta di ingresso.

Capitelli (lato sinistro)

Le caratteristiche estetiche del portale gotico si affiancano alla bellezza del portone in legno decorato da simboli francescani di cui ho già scritto in passato. Il portale in pietra risale al XIII secolo, il portone il legno al XVI secolo. Sopra al vano del portale in pietra è presente la lunetta trilobata che contiene una croce "a fiordaliso", tipico elemento decorativo dell'arte gotica cistercense, dettaglio di fondamentale rilevanza per attestare la provenienza di questo elemento dall'Abbazia angioina, oltre all'archeggiatura a sesto acuto che, in questo caso, poggia (come accade anche per l'Abbazia di Fossanova) su sottili colonne sormontate da raffinati capitelli.

mercoledì 15 dicembre 2021

Antonio Durante maestro a Scurcola Marsicana nei primi anni Venti


Tra gli insegnanti elementari più amati che Scurcola abbia avuto c'è stato, nei primi anni Venti del Novecento, il maestro Antonio Durante. Era nato a Pietracupa (in provincia di Campobasso) il 16 marzo 1891 da una famiglia di condizioni modeste. Antonio Durante studiò presso la scuola normale di Velletri e si diplomò come maestro nel 1909. Insegnò inizialmente nelle scuole elementari di Frosolone (Isernia) per passare poi, a partire dal 1910, a Balsorano, a seguito del padre che aveva vinto un concorso di segretario comunale. Qui riuscì a mettere in atto numerose iniziative didattiche, culturali e sociali di enorme rilevanza per i tempi. Dopo aver vinto il concorso magistrale, scelse di non trasferirsi a Roma ma di restare nella realtà rurale, semplice e bisognosa, dei territori marsicani.

Nell'arco di poco tempo, grazie alla sua preparazione e alla sua voglia di fare, divenne rappresentante degli insegnanti per il circondario di Avezzano. Il 4 settembre del 1916, il maestro Durante sposò Violetta De Blasis, anch'ella maestra, originaria del piccolo paese di Meta, frazione di Civitella Roveto. Dalla loro unione nacquero tre figli maschi: Mario, Bruno e Faustino nati a Balsorano rispettivamente il 14 giugno 1918, il 14 settembre 1920 e l'8 giugno 1923. Ed è poco prima della nascita di Faustino, il più piccolo dei fratelli Durante, che il maestro Antonio Durante incontra Scurcola Marsicana.

Foto di gruppo (primi anni Quaranta)

Durante si iscrisse al partito socialista nel 1918, al termine della Prima Guerra Mondiale alla quale aveva partecipato come soldato nel 13° Fanteria. Durante la sua permanenza a Balsorano creò due cooperative di cui fu presidente. Nel 1921 fondò il movimento degli "Arditi del Popolo", tra le prime associazioni antifasciste presenti in Italia. L'anno seguente, nel 1922, quando a Balsorano venne istituita la Sezione Fascista, il maestro Durante venne duramente e costantemente perseguitato così che, quando venne a sapere, durante un viaggio in treno, che a Scurcola si era liberato un posto da insegnante elementare, decise di lasciare Balsorano e trasferirsi.

Quando il maestro Durante si recò in Comune, a Scurcola, per parlare col Sindaco, vi trovò un suo ex compagno di collegio a Velletri, un maestro che era divenuto segretario comunale a Scurcola, Emilio Nuccitelli. Costui promise a Durante che avrebbe fatto di tutto affinché potesse trovare accoglienza nella scuola elementare di Scurcola (al tempo gestita dalle Maestre Pie Filippini sotto l'Arco Ansini). Nuccitelli fece di più: si impegnò affinché anche la maestra Violetta De Blasis riuscisse a insegnare da noi, così che tutta la famiglia Durante potesse trasferirsi tranquillamente da Balsorano a Scurcola. Ma anche da noi, al tempo, vi erano fascisti pronti a infastidire e colpire il maestro che, poco dopo il suo arrivo, capì che la graziosa supplente che avrebbe dovuto cedergli la classe era corteggiata da un importante membro del fascio locale, un discendente di baroni separato dalla moglie (dovrebbe trattarsi di Anselmo D'Amore Pompei). Meno di 24 ore dopo il suo arrivo, i fascisti scurcolani, con un bando, imposero al maestro Durante di andarsene, nonostante il provveditorato agli studi avesse stabilito di assegnargli la cattedra di Scurcola.

Antonio Durante continuò a subire le vessazioni, le minacce e le delazioni di svariati fascisti di Scurcola, di Balsorano, di Avezzano. Nonostante la sua cattedra nella scuola elementare di Scurcola fosse legittima, fu comunque costretto a scappare. Anche dalla sua casa. Solo dopo diversi incontri, molti fastidi e parecchi pericoli, alla fine del giugno del 1923, Antonio Durante riuscì a trasferirsi a Scurcola Marsicana grazie al supporto del prof. Lombardo Radice. A settembre dello stesso anno arrivò anche sua moglie. Al tempo, il segretario politico del fascio, in paese, era divenuto un certo G. Talone. Il maestro Durante, alla ripresa dell'anno scolastico 1923/1924, mise in luce tutto il suo talento di insegnante. Tra le sue innovazioni più riuscite, a Scurcola, la fondazione di una filodrammatica che diede vita a spettacoli teatrali di successo.

Biglietto scritto dal maestro Durante (1925)
in possesso di Enzo Colucci

Durante riuscì ad acquistare persino un microscopio col quale spiegava ai suoi alunni i misteri del mondo naturale. Alla fine di ogni anno scolastico, inoltre, il maestro conduceva i suoi studenti a fare una gita: prima si fermavano sul campo della celebre battaglia del 1268 tra Carlo I d'Angiò e Corradino di Svevia e, successivamente, si recavano verso il Fucino, lì dove fino a pochi decenni primi c'era il terzo lago più esteso d'Italia. I fascisti, comunque, non dimenticavano che il maestro Durante era un socialista, quindi un nemico da combattere. Fu costantemente sottoposto a perquisizioni e sequestri anche se a Scurcola tutti avevano per lui un immenso rispetto.

Nel 1926 il maestro Durante superò le prove per divenire Direttore didattico e, nel gennaio del 1927, riceveva dal Ministero l'assegnazione alla sede di Carsoli dove iniziò a lavorare il 3 febbraio di quello stesso anno e dove, in realtà, resterà poco tempo. Così si conclude la parentesi scurcolana del maestro Antonio Durante. Purtroppo non è possibile parlare con quelli che furono i suoi alunni tra il 1923 e il 1926/27 perché, per ragioni anagrafiche, non sono più tra noi. Posso solo immaginare che tra gli scurcolani di oggi, forse, qualche nipote o pronipote di quegli studenti abbia sentito nominare il maestro Durante che lasciò di sé ricordi speciali, insieme a quelli di sua moglie, la maestra Violetta.



Bibliografia e sitografia.
- Antonio Durante, "Memorie di un maestro", Editori Riuniti, Roma, 1974.
- "Martiri che quest'Italia non merita" di Primo di Nicola in "Camere d'aria", L'Espresso.

venerdì 10 dicembre 2021

Vivere con i soldati tedeschi in casa (1943-1944). Ricordi di Erminio Di Gasbarro


Conosco Erminio Di Gasbarro da tanti anni, ormai. Lo considero uno dei miei migliori amici, oltre che una delle poche persone di Scurcola con le quali vale sempre la pena confrontarsi. Stimo profondamente Erminio e sono legata a lui da un sincero legame di affetto. Anche per questo vado a trovarlo, di tanto in tanto. Durante i nostri incontri, trascorriamo parte del nostro tempo a parlare del passato, di ciò che lui, per ragioni anagrafiche (è nato nel 1930), ha potuto vedere, conoscere e provare nel corso della sua vita. Qualche tempo fa Erminio mi ha raccontato di un momento delicato e, allo stesso tempo, doloroso della sua adolescenza: quando, nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi requisirono parte della sua casa paterna e si stabilirono in alcune stanze. Ho ascoltato con attenzione le sue memorie e ho ritenuto necessario, col permesso di Erminio, riportarle per iscritto e condividerle attraverso il blog.

Dopo l'8 settembre 1943, come sappiamo, l'Italia visse uno dei periodi più complicati della sua storia: con la firma dell'armistizio il nostro Paese si era arreso in maniera incondizionata agli Alleati. L'impegno con la Germania nazista di Hitler non aveva più alcun valore. Erminio ricorda che i giorni successivi all'annuncio dell'armistizio, sulla via Tiburtina passarono lunghi convogli di mezzi militari tedeschi. Nell'arco di poco tempo, a Scurcola, si presentarono gruppi di soldati tedeschi e uno di essi, un maresciallo dai modi piuttosto rudi, un giorno arrivò dai Di Gasbarro. Entrò senza riguardi e in quel momento, in casa, c'erano solo Eminio, che aveva 13 anni, e sua madre Cecilia Silvestri (1892-1962). Altri due militari spintonarono con i fucili la povera Cecilia costringendola ad arretrare fino a bloccarla contro un muro. La madre di Erminio piangendo chiese di restare nella sua casa anche se, inizialmente, i tedeschi sembravano intenzionati a cacciare tutta la famiglia.

Dopo aver perlustrato l'abitazione, i militari lasciarono che le stanze requisite venissero occupate da alcuni soldati che tutti chiamavano semplicemente "slovacchi". Si trattava, mi ha spiegato Erminio, di truppe ausiliarie dell'esercito tedesco. Possedevano armi leggere e riuscivano a farsi capire parlando, come potevano, l'italiano. Gli "slovacchi" rimasero in casa Di Gasbarro per un paio di mesi, la convivenza non presentò particolari problemi perché si trattava di persone abbastanza tranquille. Erminio ricorda che erano capaci di fare la calza usando quattro ferri e che avevano instaurato un rapporto tutto sommato sereno con la famiglia tanto da chiamare "mamma" la stessa Cecilia.

Erminio Di Gasbarro (1940-41)

La situazione si complicò non poco quando, intorno alla metà di dicembre del 1943, in casa si ripresentarono i militari tedeschi che mandarono via gli "slovacchi" e si stanziarono al loro posto. I Di Gasbarro riuscirono a mantenere per loro un paio di vani. In una delle stanze dell'abitazione di Francesco Di Gasbarro (1887-1959), il padre di Erminio, si sistemò un furiere con la sua scrivania. Costui era sempre impegnato a scrivere, circondato da documenti e scartoffie varie. Una camera, invece, venne occupata dal maresciallo, il tedesco che si era presentato la prima volta, il quale, tra l'altro, aveva con sé una bellissima donna con la quale dormiva in una stanza più piccola.

Le due sorelle di Erminio, Annina e Angelina, che avevano, al tempo, rispettivamente 20 e 18 anni, furono costrette ad andare a dormire in cantina, dove erano conservate le patate. Il fratello di Erminio, Umberto, nato nel 1919, come tanti giovani abili, correva il rischio di essere preso dai tedeschi per questo, quando necessario, andava a rifugiarsi nel pagliaio. Erminio ricorda perfettamente che i tedeschi requisivano spesso animali nelle zone circostanti e li macellavano proprio nei pressi della sua casa. Cucinavano regolarmente con la loro cucina da campo e preparavano enormi contenitori pieni di cibo che di notte venivano spediti, verosimilmente, alle truppe stanziate lungo il fronte di Cassino. L'addetto alla cucina era un sergente dall'aspetto arcigno e dai modi aggressivi. Erminio ricorda benissimo che girava sempre con una pistola in bella vista infilata nella cintola dei pantaloni per incutere ancora più timore. In cucina si faceva aiutare da alcune donne con le quali aveva sempre atteggiamenti prepotenti.

I Di Gasbarro convissero con i tedeschi per diversi mesi cercando di mantenere il più possibile la calma, senza mai provocare dissidi, perfettamente consapevoli che sotto il loro tetto vivevano tre nemici: persone armate e potenzialmente pericolose. La situazione mutò, all'improvviso, tra il maggio e il giugno del 1944. Una mattina, secondo il racconto di Erminio, si sentirono strani rumori e movimenti concitati: i tedeschi stavano scappando. La casa di Francesco e Cecilia, dopo mesi, tornò finalmente a disposizione della famiglia. Il ricordo di quel terribile periodo, come mi spiega commosso Erminio, non si può cancellare. Ad addolcire, almeno un po', l'amarezza dei tempi vi è un episodio che vale la pena riportare: una decina di anni dopo, a guerra ormai finita, Joseph, uno degli "slovacchi" che era stato in casa Di Gasbarro, per qualche ragione, si trovò di nuovo a passare dalle nostre parti e non poté fare a meno di tornare a salutare "mamma Cecilia", la donna che, seppur formalmente "nemica", lo aveva accolto nella sua casa per diverse settimane.

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Le due foto che corredano il post sono state concesse da Erminio Di Gasbarro. La prima è stata scattata nel 1953 da Luigi Frezzini e mostra la casa dei Di Gasbarro, lungo via della Vittoria, a Scurcola. Oltre ai genitori di Erminio, Francesco e Cecilia, è possibile notare la presenza di sua sorella Annina, insieme alle sue bambine, e di Giovanni (Susi) Nissirio, figlio di Clelia Pompa Nissirio, la "Signora di Rodi", seduto sul ciglio della strada.

Ringrazio di cuore Erminio che, con la signorilità che lo contraddistingue e con la disponibilità che ha sempre mostrato nei miei confronti, mi ha permesso di recuperare, ricostruire e raccontare un periodo fondamentale della storia di Scurcola. Nella sua toccante e concreta esperienza di vita, personale e familiare, è possibile rintracciare il clima di difficoltà e di paura che si doveva respirare in paese in quei lunghi mesi che hanno preceduto la Liberazione dal regime nazi-fascista. Una memoria essenziale per noi e per chi verrà dopo di noi.

Il filosofo Antonio Rocco tra “Le Glorie degli Incogniti” (1647)

Siamo nella Venezia del Seicento, la città più cosmopolita della penisola. Giovanni Francesco Loredan ha solo 27 anni quando, da giovane no...