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sabato 5 febbraio 2022

Terremotati di Scurcola Marsicana in un'inedita e preziosa foto d'epoca


L'affascinante fotografia, finora inedita, che apre questo post è stata resa pubblica da Arrigo Ferracuti. Si tratta della persona che, qualche tempo fa, aveva reso disponibile, via Facebook, il testamento del cavalier Antonio Ansini, di cui ho scritto. Ho avuto modo di conoscere, al momento solo telefonicamente, Arrigo Ferracuti e ho potuto apprezzare la sua grande passione per la storia, per la ricerca, per la conoscenza. Entrambi siamo convinti che condividere con altre persone ciò che torna alla luce dopo un'indagine storica sia l'unico modo per consentire alla memoria di sopravvivere all'oblio del tempo e degli uomini. Sono sicura che il materiale in possesso di Arrigo Ferracuti diventerà essenziale per l'approfondimento di numerosi dettagli della storia scurcolana.

Ad attestare la rilevanza del ruolo di Ferracuti vi è la scoperta di uno scatto fotografico molto prezioso che, finora, nessuno aveva mai visto. L'immagine è stata generata dallo sviluppo di un negativo rinvenuto solo di recente. La fotografia mostra quattro persone accanto a una serie di casette in legno sulle quali sono riportate delle iscrizioni: "Città di Fermo", "Servigliano", "Monsampietro Morico". Si tratta, come intuibile, di persone scampate al terremoto e accolte all'interno di piccole costruzioni temporanee donate da alcuni centri marchigiani. Nel pubblicare la fotografia, Ferracuti ha legato la bellissima, ma anche tragica, immagine al terremoto che colpì Scurcola (ed altri Comuni della Marsica occidentale) il 24 febbraio 1904.

Negativo dal quale è stata sviluppata la fotografia (Ferracuti)

I nostri quattro concittadini, secondo tale ipotesi, dovrebbero essere gli sfollati del sisma del 1904 che, come ho già scritto in precedenza, a Scurcola provocò diversi crolli ma nessuna vittima. La deduzione di Arrigo Ferracuti rispetto alla data del 1904 è legata al fatto che il negativo era incluso tra alcuni incartamenti che comprendono anche la lettera minuta (di cui scriverò in un prossimo post) scritta nel 1904 dall'allora Abate Curato di Scurcola, don Vincenzo De Giorgio, a papa Pio X per chiedere "un sussidio al disgraziato paese". Si tratta, come evidente, di supposizioni ragionevoli però, personalmente, non riesco ad escludere del tutto l'idea che la fotografia in esame potrebbe essere fatta risalire al periodo immediatamente successivo all'altro terremoto che colpì Scurcola, e gran parte della Marsica, nella mattina del 13 gennaio 1915.

Ad indurmi a considerare anche questa seconda, e più tarda, possibile datazione vi è un testo che Costantino Oddi, condividendo a sua volta l'immagine dei nostri terremotati, ha accostato alla fotografia recuperata da Ferracuti. Oddi richiama un documento del Comune di Scurcola risalente all'8 marzo 1922 [1], ricompreso in un saggio di Giuseppe Morzilli [2], nel quale si legge che la giunta comunale di Scurcola, guidata dal Sindaco del tempo, Costantino Oddi (nonno del nostro contemporaneo) vincolava "la somma ricavata colla vendita delle baracche del Comitato Fermo" che con verbale 21 Dicembre 1921 […] il Comune di Scurcola vendeva le sei baracche regalategli dal Comitato di Fermo […] per la complessiva somma di 9130 lire.  E poi "dal terremoto 1915 fu distrutto il pubblico orologio e che da quell'epoca, sino ad oggi la popolazione ne è rimasta priva con smormoramento generale".

Torre dell'Orologio di Scurcola (Corte Vecchia) inizi '900

In un altro documento del 1923 [3], sempre riportato da Morzilli [4], si legge: "Il terremoto del 13 gennaio 1915 abbatteva la torre dell'antico orologio comunale. Per ripristinare attualmente il nuovo orologio nel primitivo posto occorrerebbe riedificare la torre…". Dai due atti comunali del 1922 e del 1923 si evince un dettaglio non irrilevante: la torre del vecchio orologio pubblico di Scurcola, sita in zona "Corte Vecchia", crollò a seguito del terremoto del 1915 e non nel 1904 come, in qualche caso, è stato specificato. Nella fotografia sviluppata da Ferracuti, lì dove doveva trovarsi la Torre dell'Orologio, sono visibili delle macerie e un "buco" dovuto, evidentemente, al crollo della stessa.

Torre dell'Orologio crollata nel 1915

Ci sono altri due elementi che mi inducono a pensare che l'immagine storica e preziosissima dei nostri terremotati potrebbe forse risalire al 1915. Primo: se le casette di legno fossero state installate nel 1904, all'atto della loro vendita, attestata dall'atto comunale e realizzata nel 1921 (quindi dopo 17 anni), non dovevano essere più in condizioni ottimali. Anzi probabilmente a distanza di tanto tempo non sarebbero state più nemmeno così "appetibili" per gli eventuali acquirenti che, comunque, permisero di realizzare la discreta somma di 9130 lire. Secondo: sappiamo con certezza che il paese di Cappelle, dopo il terremoto del 1915, venne soccorso e aiutato dalla comunità marchigiana di Pollenza, in provincia di Macerata. Mi chiedo: non potrebbe essere accaduto che, nello stesso periodo, altre comunità marchigiane, facenti capo al Comitato di Fermo, città non distante da Pollenza, abbiano aiutato e soccorso Scurcola? La questione rimane aperta, nella speranza di compiere ulteriori ricerche e scoprire nuovi e finora ignoti dettagli legati a quel tragico e complicato momento storico del nostro paese.


Note:
[1] Archivio di Stato di L'Aquila, Atti del terremoto, busta 50.
[2] Giuseppe Morzilli, "Scurcola Marsicana Città dell'Abruzzo marsicano", Tomo I, 2016, p. 272.
[3] Archivio storico del Comune di Scurcola Marsicana, delibera n. 43/1923.
[3] Giuseppe Morzilli, "Scurcola Marsicana Città dell'Abruzzo marsicano", Tomo II, 2016, p. 151.

***

Devo ringraziare Arrigo Ferracuti che, attraverso la sua fotografia e alcuni interessanti dialoghi, mi ha aiutato a scoprire un documento storico essenziale per le vicende scurcolane dei primi del Novecento. Ringrazio Costantino Oddi per aver ascoltato, tra le altre cose, le mie ipotesi di datazione in merito alla fotografia in esame. Ringrazio Paolo Salucci per avermi consentito di entrare in contatto con Ferracuti e per il confronto avuto riguardo le vicende di Cappelle dopo il sisma del 1915. Ringrazio Antonella Curini per la tempestività con la quale, anche stavolta, mi ha segnalato la pubblicazione online della storica immagine dei terremotati scurcolani.

martedì 25 gennaio 2022

Il prodigio che scacciò l'epidemia asiatica: l'epigrafe scurcolana del 1854


All'interno della Chiesa di Maria SS. della Vittoria, nei pressi dell'ingresso laterale, è affissa una lapide di marmo che ricorda uno dei momenti più complicati e dolorosi della storia ottocentesca di Scurcola Marsicana. Temo che non sia mai stata data grande rilevanza a questa preziosa iscrizione che pure racchiude in sé la fede in un "prodigio" e l'apertura alla speranza. Ho pensato che, in questo momento, durante il quale la pandemia Covid ha ripreso a marciare spedita e si apre, per tutti, la terza annata di lotta al contagio, possa essere emblematico soffermarsi sulla traccia storica e umana che questa epigrafe racchiude.

Prima di tutto vado a trascrivere il testo, in latino, scolpito sul marmo: "MARIAE DOMINAE NOSTRAE / OPIFERAE EXORATAE/ QUOD LUEM ASIANAM / VELUTI PRODIGIO / PROCUL HINC DEPULERIT / SCURCULENSES BENEFICII MEMORIS / ANNO REP. SAL. MDCCCLIV". Per avere una corretta versione, mi sono rivolta alla gentile professoressa Laura Saladino, presidente dell'Archeoclub Marsica, docente oltre che storica, medievalista e grande conoscitrice dell'antichità. La Saladino, che stimo enormemente, si è dimostrata come sempre disponibile tanto da rendermi il preciso scioglimento del testo: "A Maria Nostra Signora soccorritrice implorata. Gli scurcolani memori del beneficio perché scacciò lontano da qui l'epidemia asiatica come per prodigio. Nell'anno del ripristino della salute 1854".

La devozione verso la Madonna della Vittoria, da parte degli scurcolani, li ha sempre condotti, nel corso dei secoli, a rivolgersi alla loro patrona per ricevere soccorso e aiuto. È quanto accaduto anche nel 1854 quando, come ho scritto nel post "Epidemie d'altri tempi: il colera che colpì Scurcola nel 1854-1855" a marzo scorso, l'epidemia travolse anche il nostro paese causando la morte di decine di persone in poco tempo. L'epigrafe richiama l'origine orientale del male che viene definito letteralmente "asiatico". Il colera, in effetti, era "sbarcato" in Europa con una nave proveniente dall'India giunta in Inghilterra nel 1854. Ciò che i devoti scurcolani non immaginavano è che, nonostante tutto, il prodigio della Madonna della Vittoria non poté completarsi in quell'anno visto che la stragrande maggioranza dei contagi e delle vittime, a Scurcola come altrove, vi fu l'anno successivo, ossia nel 1855. Solo più tardi, quindi, si raggiunse l'evocato  "ripristino della salute".

***

Ringrazio la prof.ssa Laura Saladino che, come sempre, ha mostrato attenzione nei miei confronti.

giovedì 30 dicembre 2021

Post di fine anno con desideri annessi

Un post di fine anno, dopo due anni di pandemia, rischia di trasformarsi in un contenuto dai toni patetici. E di patetismi, onestamente, in questo frangente, non ce ne è alcun bisogno. Siamo tutti stanchi. Inevitabilmente stanchi. E si è stanchi persino della propria stanchezza, che sembra non aver fine. Resistiamo, come facciamo da tempo, aspettando di uscire dal Covid, dalle restrizioni, dalle regole, dai limiti, dai rossi e dai gialli, dalle scempiaggini no-vax, no-mask, no-pass, no-tutto.

Si spera, con giustificata diffidenza, nel nuovo anno. Cosa sarà nel 2022? Personalmente non mi aspetto granché e temo di non essere l'unica. Ho smesso di inventare buoni propositi già da parecchio però, come molti sanno, ho affidato a chi legge l'impresa di imbastire un "desiderio per Scurcola". Qualche intrepido, che ringrazio, ha avuto il buon cuore di farlo inviandomi un messaggio. Riporto, poco oltre, i sogni di chi vorrebbe che qualcosa, per Scurcola, cambiasse.

Per quanto mi riguarda, il mio desiderio per Scurcola è quello di poter ammirare, un giorno, un paese vivo e dinamico, abitato da persone che ne abbiano cura, sotto tutti i punti di vista: umano, paesaggistico, commerciale, urbanistico, culturale, amministrativo, economico, progettuale, creativo, ambientale, turistico, immaginifico, artigianale, comunicativo, artistico, lavorativo, storico, emozionale. Avere cura di Scurcola (come esercizio d'amore quotidiano), su ogni fronte possibile, questo è ciò che io vorrei. Il resto lo lascio alle parole di chi mi ha affidato il suo "desiderio per Scurcola":

  • I desideri per Scurcola sono tantissimi purtroppo, segno di qualcosa che non funziona da che io ricordo. Per cui ne faccio uno, neanche semplice, di essere tutti noi accomunati a contribuire una rinascita moderna ma legata alle tradizioni del nostro paesello. Se poi rimane uno scampolo per un desiderio più semplice, urge un restauro della Venere, ormai invasa dalla ruggine. (Maurizio Moretti)

  • Il mio desiderio per Scurcola è che possa avere sempre persone oneste e autentiche che sappiano prendersene cura, con idee vere e adeguate, con la capacità e la tenacia di concretizzarle. (Antonella Curini) - suo figlio: "Giuse' cosa auguri a Scurcola?" "Una scuola, fatta bene però!".

  • Il sogno, più a lungo da me inseguito, la fine dei lavori relativi al Castello Orsini e la sua successiva, ottimale utilizzazione. Spero, per Scurcola, che il mio sogno non rimanga tale. (Erminio Di Gasbarro)

  • Persone pragmatiche che lavorino senza rispondere a un partito che sia politico o sociale. (Francesco Tortora)

  • Dunque, un desiderio che potrei esprimere per Scurcola è che in futuro ci siano più Maria Tortora che abbiano voglia di impiegare il loro tempo e le loro energie a valorizzare il territorio che vivono. Non dobbiamo dimenticare che Scurcola, pur con i suoi difetti, resta una perla della Marsica a pochi chilometri da Roma, con il suo bagaglio di riferimenti storico-culturali e artistici che in questo blog vengono di frequente riportati alla luce. Si tratta di elementi che possono muovere un turismo di qualità, da affiancare a quello dei Borghi autentici. Mi piace prendere ad esempio il progetto dei Murales e di Borgo Universo, sviluppato da alcuni ragazzi riuniti in cooperativa ad Aielli. Un progetto che ha portato in due mesi e mezzo 21mila visitatori ad Aielli (che di abitanti ne ha 1.200). (Piergiorgio Liberati)

venerdì 24 dicembre 2021

Un desiderio di Natale per Scurcola


Di ispirazioni di orientamento natalizio, in questi ultimi giorni, ne ho avute diverse. Eppure nessuna mi è parsa sentitamente affine al senso che volevo dare al mio post di Natale per Scurcola. Poi, da un qualche passato, mi è giunta una sorta di reminiscenza che mi piace recuperare. Chiedo a chi legge, semplicemente, di esprimere un desiderio. Non per sé, non solo per sé, almeno. Chiedo un desiderio di Natale per Scurcola. Un regalo per il nostro paese, una proposta, un sogno, un'idea da esprimere e affidare al fato o alla preghiera.

Sotto un immaginario e possente albero di Natale vorrei accogliere desideri per Scurcola: uno per ogni scurcolano, magari. Perché so che ogni scurcolano, affezionato alle sue radici e alla sua terra, ha un proprio (anche minuscolo) sogno per Scurcola. Dei disfattisti non mi fido e nemmeno di chi giudica senza provare a capire. Mi fido molto di più di chi ci prova, di chi tenta di offrire una visione, un intento, un proposito: un desiderio, per l'appunto.

È questo il mio modo di augurare a tutti un Natale buono. Vi auguro di trascorrere giorni sereni, di avere accanto chi amate e di pensare un po' anche a voi stessi. Auspico che ognuno riesca a trovare la voglia e il tempo di nutrire le sue passioni più vere e profonde perché, come scriveva il drammaturgo francesce Albert Guinon, "gli appassionati sollevano il mondo, gli scettici lo lasciano ricadere".



Foto di apertura: Scurcola Marsicana ai primi del Novecento. 

lunedì 27 settembre 2021

Scurcola Marsicana Blog compie 2 anni


Chi l'avrebbe mai detto? Il blog dedicato a Scurcola Marsicana che ho creato, quasi per gioco, il 27 settembre del 2019 è arrivato al suo secondo anno di vita e di attività. Nel frattempo c'è stata una pandemia, ci sono stati momenti pessimi ma anche piccole sorprese, ci sono state molte perdite ma anche alcuni ritorni. Ho cercato di portare comunque avanti il mio lavoro di ricerca, di studio e di scrittura come so fare, che forse non è il meglio al mondo, ma è il mio meglio. Il blog è cresciuto e ha permesso a tanti scurcolani, e non solo, di scoprire, conoscere, capire e, soprattutto, recuperare memoria e, con la memoria, anche qualche consapevolezza in più e, spero, un pizzico di senso di appartenenza.

Scurcola Marsicana: dal blog al libro

Attraverso i miei post (quello presente è il n. 191) ho cercato di ricostruire e raccontare piccoli pezzi della nostra storia, quelli che il tempo, forse, ha solo un po' offuscato e lasciato impolverare. Tra le novità più piacevoli, e per me importanti, dell'ultimo anno c'è stata la "trasformazione" di una parte dei contenuti del blog in un testo cartaceo. "Scurcola Marsicana: dal blog al libro" è stato realizzato grazie al fondamentale contributo della Banca di Credito Cooperativo di Roma e, soprattutto, all'iniziativa del presidente Francesco Liberati che non smetterò mai di ringraziare per l'opportunità che ha mi ha concesso e per l'attenzione che continua a riservare a questo blog e al mio lavoro.

Dettaglio (via delle Scuole)

Nel suo secondo anno di vita, Scurcola Marsicana Blog ha continuato a mantenere un numero di lettori che ritengo decisamente importante: circa 27.000 visualizzazioni su un totale (nei due anni) che supera le 58.000. Non avrei mai immaginato che le "minime" vicende scurcolane che riporto nel blog sarebbero riuscite ad attirare tanti lettori. Mi piace anche evidenziare, secondo statistica, i tre post che, negli ultimi 12 mesi, hanno ricevuto più attenzione. Al primo posto c'è, sempre amatissimo, il racconto di "Borgo Pio di Perla, Ancizia e Lillida" visto circa 1100 volte, a seguire la "Lettera al Sindaco che verrà" che sfiora le 1000 visualizzazioni. Al terzo posto ciò che ho scritto per ricordare "La maestra Titina" che ha raggiunto le 800 visite. Questo il "podio" dei post più letti dell'ultimo anno.

Verso la Rocca a primavera

Rimanendo nell'ambito statistico, la maggior parte dei lettori del blog sono, inevitabilmente, italiani. A seguire, Scurcola Marsicana Blog ha attratto lettori che provengono, rispettivamente, da Stati Uniti, Belgio, Paesi Bassi, Francia, Argentina, Norvegia e Germania. Insomma, non so come e non so perché ma ci sono persone che da tanti Paesi del mondo approdano su questo blog. Si tratta, probabilmente, di scurcolani che si trovano all'estero o discendenti di scurcolani che, forse, cercano di mantenere un piccolo contatto con il luogo d'origine e li ringrazio per questo.

Fontanile in via della Vittoria

Numeri a parte, ciò che mi gratifica di più è, come sempre, l'affetto e la considerazione che continuo a ricevere da tanti scurcolani che dimostrano di apprezzare la mia opera di ricerca e di scrittura e che mi offrono spunti degni di approfondimento. A volte è faticoso, a volte anche un po' scoraggiante ma ritengo che continuare, fino a quando possibile, a restituire a chi legge piccoli pezzi delle proprie radici possa condurre a una minuscola eppure utile "rivoluzione culturale". Resto sempre dello stesso avviso: conoscere rende consapevoli, essere consapevoli ci fa sentire responsabili, essere responsabili induce a prendersi cura di ciò che conta e ciò che conta, per tanti, è anche il luogo in cui si è nati e in cui si vive.

lunedì 26 luglio 2021

L'Incoronazione della Madonna della Vittoria del 25 settembre 1757


Le corone d'oro che ornano il capo di S. Maria della Vittoria e del Bambino sono tra gli oggetti più raffinati del cosiddetto "tesoro di Scurcola". Siamo ormai abituati a vedere la statua della nostra Madonna ornata con corona, scettro e trono ma, per un paio di secoli la sacra effige, rinvenuta, secondo la tradizione, tra le rovine della diruta Abbazia cistercense nel 1525, non fu ornata da alcun oggetto prezioso. Tra i primi e più importanti doni che la Madonna della Vittoria ha ricevuto, storicamente parlando, vi sono le due corone. La cerimonia dell'incoronazione venne celebrata solennemente l'ultima domenica di settembre dell'anno 1757 che, secondo il calendario, cadeva il 25 del mese.

Le due corone (foto Costantino Oddi)

Ecco quanto scrisse, nel 1856, in vista del 1° centenario dell'Incoronazione, il frate domenicano P. Filippo Buontempi di Scurcola [1]: "Il Popolo Scurcolese in ringraziamento di tanti benefizi, ed in attestazione di sua filial devozione verso la Vittoriosa sua Madre, si risolveva di far coronare con diademi d'oro la sacra Statua della sua Protettrice. E così oltre le Corone d'oro inviatele dal Reverendissimo Capitolo di S. Pietro, naturali del luogo sì Ecclesiastici che Secolari, sì poveri che ricchi tutti a larga mano profusero denari e fatiche, onde si coronasse la lor Madre Vittoriosa con la più splendida pompa e con rarissimo festeggiamento. Si eseguiva nell'ultima domenica di Settembre del 1757 nel sito così detto Aja dell'Ospedale propriamente vicino alla Chiesolina del Purgatorio".

Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio

Non abbiamo, al momento, testimonianze dirette di quel che avvenne quel 25 settembre del 1757. Possiamo affidarci alla ricostruzione di P. Filippo Buontempi il quale ci fa rilevare che le due corone furono inviate dal Capitolo di S. Pietro. Possiamo anche dire che al soglio pontificio, nel 1757, c'era Papa Benedetto XIV (al secolo Prospero Lorenzo Lambertini di Bologna). La grande festa organizzata per l'Incoronazione si svolse nell'Aia dell'Ospedale ossia nello spazio che possiamo oggi individuare di fronte alle "Anime Sante", sede della Confraternita del SS. Suffragio, nella piazza di Scurcola.

Sempre secondo la cronaca che ci ha lasciato padre Filippo, possiamo sapere che: "Monsignore Domenico Antonio Brizi, Vescovo dei Marsi, ne celebrava solennemente l'augusta sacra Cerimonia per Commissione del Reverendissimo Capitolo Vaticano e proferiva nell'imporre il diadema alla sacra Statua: "Iddio ti corona in Cielo, ed io indegnamente ti corono in terra". Iterati furono per giorni otto nella Chiesa Collegiata della SS. Trinità i più solenni Pontificali, con luminarie sì nel Tempio che nel foro, degnissimi scelti Oratori ne recitarono le glorie, ed i primi poeti ne scrissero i versi, lo stesso Prelato Brizi aveva consacrato il Tempio e l'Altare maggiore la seconda Domenica di Ottobre del 1741".

Insegna tondeggiante

Ad attestare quanto afferma il domenicano di Scurcola esiste ancora un'insegna di forma tondeggiante che riporta, in latino, i dettagli fondamentali della storia: la fondazione del tempio avvenuta nel 1525, la consacrazione dello stesso avvenuta l'8 ottobre del 1741 da parte del Vescovo Brizi e, alcuni anni più tardi, nel 1757, l'incoronazione della Madonna celebrata sempre da Monsignor Domenico Antonio Brizi (1688-1760). I festeggiamenti che i devoti di Scurcola misero in piedi nel lontano 1757, in occasione dell'incoronazione, come si legge, furono grandiosi. 

Processione del 2° Centenario dell'Incoronazione (1957)

Qualcosa di paragonabile, probabilmente, a quel che avvenne nel 1857, durante la ricorrenza del 1° centenario o nel 1957 per il 2° centenario, evento, quest'ultimo, che forse qualche scurcolano un po' più maturo ricorderà sicuramente. Solo un anno più tardi rispetto all'incoronazione, quindi nel 1758, la Chiesa di S. Maria della Vittoria di Scurcola Marsicana divenne di nomina regia, e lo stesso re nel 1760 la conferiva al Teologo della Regia Università di Napoli, Mons. Domenico Quercia (che diventerà più tardi anche Cardinale), prelato del Regno, famigliare del re, esimia figura ecclesiastica di cui scriverò a tempo debito.


Note:
[1] Frate Filippo Buontempi, "Pochi cenni istorici su l'origine, ed invenzione della sacra immagine di Maria SS.ma della Vittoria, che si venera nel Comune di Scurcola de' Marsi", Napoli, dai Tipo di Filippo Serafini, 1856.

giovedì 10 giugno 2021

Il campo della Battaglia dei Piani Palentini in una litografia del 1860


Qualche tempo fa, ispirandomi alla toponomastica del borgo di Scurcola, mi sono soffermata sui nomi dei protagonisti della celebre Battaglia dei Piani Palentini che si svolse a poca distanza da Scurcola il 23 agosto 1268. Di recente, durante le mie solite ricerche, ho avuto modo di rintracciare un'opera spagnola del 1860 realizzata da uno scrittore militare che risponde al nome di Mariano Pérez de Castro. Il titolo del volume è "Atlas de las batallas, combates y sitios mas célebres de la antigüedad, edad media y tiempos modernos Acompañado del texto esplicativo, en español y en frances" ossia "Atlante delle battaglie, dei combattimenti e dei siti più famosi dell'antichità, del Medioevo e dei tempi moderni Accompagnato dal testo esplicativo, in spagnolo e in francese". [1]

Ritratto di Mariano Pérez de Castro

All'interno di questo interessante libro, tra le battaglie più rilevanti del Medioevo, è descritta anche la "nostra" Battaglia che l'autore denomina, forse più correttamente di quanto facciamo oggi, "Batalla de Scurcola" (in spagnolo) o "Bataille de Scurcola" (in francese). Il dettaglio che, più di tutti, ha catturato la mia curiosità è costituito dalla litografia (disegno a stampa) che descrive visivamente, in maniera piuttosto attenta, il campo di battaglia e gli schieramenti dei due eserciti, in giallo le truppe di Corradino di Svevia, in rosso quelle più esigue, seppur vittoriose, di Carlo I d'Angiò.

Didascalia (in spagnolo e in francese)

La ricostruzione di Mariano Pérez de Castro indica che gli uomini a disposizione del giovane tedesco erano 9.000 mentre il re francese poteva disporre di 6.000 soldati. Il campo di battaglia è indicato dalla lettera A, la prima colonna è indicata dalla lettera C e la seconda colonna dalla lettera D, come viene spiegato nella didascalia bilingue allestita nella pagina successiva alla litografia. La breve descrizione che Pérez de Castro compie dello scontro tra gli eserciti di Corradino e di Carlo d'Angiò è, nella sostanza, quella che è stata tramandata da numerosi altri testi medievali e rinascimentali. L'epilogo vede soccombere il giovane erede di casa sveva che, ingannato dall'abile stratagemma di Alardo di Valéry, rimane vittima dell'imboscata preparata dai francesi che lo fanno prigioniero e lo decapiteranno nell'ottobre dello stesso anno a Napoli disperdendone i resti mortali.

Frontespizio dell'opera di Mariano Pérez de Castro

Mariano Pérez de Castro ha ricostruito, basandosi, probabilmente, su documenti storici militari a lui accessibili, una delle battaglie medievali più importanti della storia italiana ed europea. Si può notare però un errore abbastanza vistoso: la data dello scontro. L'autore militare spagnolo indica il 25 agosto 1268, in realtà la Battaglia dei Piani Palentini (o Battaglia di Scurcola) si è svolta il 23 agosto 1268. In ogni caso, ciò che mi piace far rilevare più di tutto è la bella litografia dell'area, posta nei pressi di Scurcola, in cui i due eserciti si sono scontrati; una litografia che, credo, gli scurcolani (e non solo) non abbiano mai visto prima.



Note:
[1] Mariano Pérez de Castro, "Atlas de las batallas, combates y sitios mas célebres de la antigüedad, edad media y tiempos modernos Acompañado del texto esplicativo, en español y en frances", Madrid, 1860, pp. 124-130.

venerdì 5 marzo 2021

Lo scurcolano che si sposò sul Monte Bianco in una cronaca di Andrea Camilleri


Sposarsi sul Monte Bianco non è una scelta che può permettersi chiunque. E, soprattutto, sposarsi sul Monte Bianco nel 1959 doveva apparire a molti, scurcolani compresi, un'assurdità. Eppure il nostro concittadino Fernando Di Pietro ha avuto la spettacolare idea di convolare a nozze con la donna da lui amata, Clotilde Martinetti, salendo a 4810 metri di altezza. Il racconto di questa meravigliosa avventura mi è stato riferito dalla figlia di Fernando e Clotilde, Fiorella Di Pietro (l'autrice della splendida icona della Madonna con Bambino che si trova nella Chiesa della SS. Trinità). Fiorella, con immancabile generosità e affetto, mi ha permesso di raccogliere la storia straordinaria del matrimonio dei suoi genitori, celebrato, in due momenti, il 19 e 20 agosto 1959 sul Monte Bianco.

La partecipazione di nozze di Fernando e Clotilde

Perché una scelta così stravagante? La risposta, tutto sommato, è semplice: Fernando e Clotilde amavano profondamente la montagna. Chi ha conosciuto Fernando e sua moglie, probabilmente, sa che si erano conosciuti proprio durante un'escursione dei CAI (Club Alpino Italiano) e che, nel corso della loro vita, hanno continuato a salire e a vivere la montagna fino a quando è stato loro possibile. Per descrivere il viscerale legame che Fernando e Clotilde avevano con il mondo della montagna e con la natura, voglio riportare direttamente le parole della figlia Fiorella: "Per loro la montagna era un luogo magico, di evasione, dove fare una esperienza mistica della bellezza e purezza del creato. In montagna si è semplici, autentici, sinceri. Lontani dal mondo del consumismo, dalle lotte di potere, dalle ipocrisie del mondo... dalla ricerca delle apparenze e di tante cose inutili. E più vicini a Dio, loro dicevano. In montagna capisci la tua piccolezza davanti a Dio e impari l'umiltà. Impari che hai bisogno degli amici. Impari la responsabilità per la vita di chi è con te. Impari ciò che è essenziale e ciò che non lo è".

Fernando e Clotilde nel corso di un'ascensione

La montagna, per il nostro Fernando e per sua moglie Clotilde, era parte essenziale della loro stessa esistenza, quindi non potevano esimersi dall'accoglierla, quasi come una suggestiva e gigantesca invitata e testimone, nel corso della cerimonia nuziale di quel lontano 19/20 agosto del 1959. Fiorella mi ha spiegato che lo scambio delle fedi è avvenuto a 4810 metri poi gli sposi e gli amici alpinisti presenti, hanno celebrato la messa in una piccola chiesa che si trova ai piedi del Monte Bianco. Fu un evento eccezionale per i tempi, un evento talmente fuori dagli schemi che un giovane Andrea Camilleri, che al tempo aveva 34 anni, decise di scriverne la cronaca che fu pubblicata sulla Rivista del Club Alpino Italiano.

Andrea Camilleri tra i partecipanti alle nozze

L'articolo di Camilleri, intitolato "Matrimonio sul Monte Bianco", inizia con queste parole: "Erano le ore 7 del 19 agosto 1959, quando quindici alpinisti romani piantarono la loro piccozza sulla vetta del Monte Bianco. Immediatamente – dato che la temperatura di 35 gradi sottozero e un forte vento gelido non consentivano indugi – ebbe inizio il rito nuziale. Il Monte Bianco non aveva mai visto nulla di simile, sulla sua cima. Era un'esperienza nuova per lui". Camilleri racconta nel dettaglio la salita e le atmosfere respirate durante la faticosa ma affascinante scalata del Monte Bianco. Come detto, lo scambio degli anelli, compiuto il 19 agosto, è avvenuto in vetta: "Ci sono tutti. Anche quelli che hanno rinunciato" scrive Andrea Camilleri "Perché il loro cuore è quassù, ove, con tutta l'anima, avrebbero voluto essere. Sono ora il Val Veni o a Chamonix o chissà dove, e pregano per noi, perché tutto vada bene. Tilde e Nando si scambiano le fedi, benedette con il breve e commovente rito da don Norese; il matrimonio avverrà domani a Notre Dame de la Guérison… se tutto andrà bene durante la discesa".

Gli sposi e gli invitati a Notre Dame de la Guérison il 20 agosto 1959

La discesa, ovviamente, è andata bene e tutti si ritrovano, il giorno successivo, 20 agosto, nella piccola Chiesa di Notre Dame de la Guérison in cui avverrà il rito religioso. Continua Camilleri nella sua cronaca: "Il fratello della sposa, P. Giovanni Martinetti, della Compagnia di Gesù, dopo la celebrazione del rito sacro, prende lo spunto dell'ascensione al Bianco per ricordare agli sposi la nuova, ardua ascesi che li attente. Tutto, qui, è semplice e sincero…".

***

Ringrazio Fiorella Di Pietro per avermi raccontato la storia del matrimonio sul Monte Bianco dei suoi genitori e per aver messo a mia disposizione, e quindi a disposizione del blog, le immagini relative a quell'evento straordinario celebrato il 19 e 20 agosto 1959.

domenica 10 gennaio 2021

L'incendio che nel 1922 distrusse il Municipio di Scurcola Marsicana


Tra le più imponenti e devastanti perdite della storia umana e amministrativa di Scurcola vi è, senza alcun dubbio, quella degli archivi storici comunali. Le cronache, riprese già da altri autori prima di me, riferiscono che, nella serata dell'11 gennaio 1922, le stanze del Municipio di Scurcola vennero improvvisamente avvolte dalle fiamme. Negli archivi della Prefettura dell'Aquila è conservata una comunicazione ufficiale, ripresa da Fulvio D'amore in "Scurcola Marsicana Historia" [1], con la quale il Prefetto comunicava al Ministero dell'Interno che "nei locali del municipio di Scurcola Marsicana, per cause non bene precisate, si sviluppò un violento incendio che in breve distrusse lo stabile con tutti i mobili e le suppellettili, e gli incartamenti che vi erano conservati". 

Nei ricordi di molte famiglie scurcolane, ancora oggi, restano i racconti di quel che avvenne in quel lontano gennaio del 1922 perché in tanti, al tempo, cercarono di partecipare alle operazioni di spegnimento. Anche nella mia famiglia, ad esempio, rimane qualche piccola memoria di quel disastro: mio nonno Antonio Tortora, al tempo poco più che ventenne, ha raccontato che, insieme ad altri giovani di Scurcola, tentò di placare le fiamme e di salvare gli archivi comunali. Fu tutto inutile. Ovviamente venne avviata un'inchiesta, seguita dall'ispettore di Polizia Baldi, per capire cosa fosse avvenuto e chi, eventualmente, avesse appiccato l'incendio. 

Palazzo del Municipio in una foto di inizio '900

Tutto si concluse con un nulla di fatto. Nessuno venne incriminato anche se le indagini portarono ad accertare che, quasi sicuramente, l'incendio fu di natura dolosa. Nella serata dell'11 gennaio del 1922, dunque, qualcuno, probabilmente passando attraverso una finestra della Camera di Consiglio, rimasta danneggiata dal terremoto del 1915 e mai riparata, si introdusse nel Municipio e diede alle fiamme vecchi incartamenti da cui divamparono le fiamme che distrussero tutto il resto. Secondo le testimonianze raccolte, uno dei consiglieri comunali dell'epoca, Alvise Nuccetelli, si trovava nei pressi dell'edificio comunale e, accorgendosi che qualcosa non andava, diede immediatamente l'allarme. "L'incendio avvolse tutto il locale che si componeva dell'archivio, camera del Segretario, di quella degli impiegati comunali, di quella già gabinetto del Sindaco, per le riunioni consiliari e pel Consorzio Idraulico e di quella appartenente già agli impiegati e poscia ai catasti ed altro". [2] 

Nove giorni dopo l'incendio, il 24 gennaio 1922, il Sindaco di Scurcola, Costantino Oddi, inviò a molti altri sindaci del territorio, e non solo, una richiesta di aiuto. A documentare questo momento, un interessante documento pubblicato per la prima volta da Dario Colucci [3] attraverso il quale Oddi cercava un sostegno economico per "procedere alla ricostituzione di un Comune gravemente provato dall'avversa fortuna". Non è chiaro se l'appello del primo cittadino venne raccolto e se qualche altra amministrazione inviò denaro a Scurcola. Di certo, come spiega lo studioso D'Amore, l'amministrazione comunale decise di dimettersi in blocco (quattordici consiglieri su venti) e il Municipio venne affidato a un commissario prefettizio (dott. Luigi Sestili della Regia Sottoprefettura di Avezzano) il quale tentò di ricostruire, almeno in parte, la documentazione distrutta mettendo in luce, alla fine, l'esistenza di delibere e vertenze su contenziosi aperti, soprattutto in materia demaniale, che potrebbero spiegare perché qualcuno scelse di cancellare ogni traccia e ogni potenziale problema dando alle fiamme l'intero Municipio. Per necessità, gli uffici comunali furono trasferiti temporaneamente prima presso i locali della Congregazione di Carità (Confraternita della S.S. Trinità) e successivamente (1929) presso la casa di Vittorio Nuccitelli, in Via della Stazione.


Note:
[1] Fulvio D'amore, "Scurcola Marsicana. Historia", DVG Studio, Avezzano, 2005, p. 469.
[2] Archivio di Stato L'Aquila, Archivio Prefettura, Serie II, Affari dei Comuni, VIII Versamento, Scurcola Marsicana, Anni 1922-24, b. 770.
[3] Dario Colucci, "1a Appendice a De Scurcola Marsorum", 2011, p. 30.

lunedì 6 luglio 2020

Un anno fa la visita del Presidente Mattarella a Scurcola Marsicana


Era il 6 luglio del 2019. È già passato un anno dalla visita che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fece a Scurcola Marsicana. Non posso che riallacciarmi a qualche ricordo personale visto che, come molti scurcolani, ero assiepata ai piedi della scalinata della Chiesa della Madonna della Vittoria. Ricordo il grande caldo, ricordo gli agenti della Digos che ci intimavano di rimanere a distanza, ricordo le battute con altri paesani curiosi e contenti, come me, di poter assistere a un evento che, checché se ne dica, rimarrà epocale per la storia di Scurcola

Alla fine il Presidente Mattarella arrivò con la sua scorta e la sua elegante auto blu. Rimanemmo tutti in attesa di vederlo dal vivo. Salì le scale del Santuario della Madonna e, seguito da uno stuolo di persone, entrò in Chiesa. So che ha assistito a una brevissima cerimonia durante la quale gli è stata spiegata la storia della statua della nostra Madonna e fatto qualche accenno alla Battaglia dei Piani Palentini che sconvolse la storia dei nostri luoghi ma anche la storia d'Italia e d'Europa. 

Ho stretto la mano al Presidente Mattarella solo più tardi quando è tornato a salutare e ad avvicinare le persone che lo attendevano. Ricordo i suoi modi gentili, la sua voce pacata: "Grazie" e "Auguri". Ha sfiorato centinaia di persone quella mattina, il Presidente. Ha osservato tantissimi volti. Ha lasciato che lo fotografassero e gli rivolgessero ogni genere di saluto. Personalmente, ritengo che sia stato un momento davvero speciale non solo per me, ma anche per tutti quelli che lo hanno aspettato, accolto e abbracciato coi loro sorrisi e i loro applausi. Un ricordo da  mantenere per sempre.

venerdì 6 dicembre 2019

Un Presepe da visitare nel borgo antico di Scurcola



L'amico Ferdinando Cicchetti ha avuto un'idea semplice e, al contempo, estremamente brillante: far visitare e ammirare gratuitamente il Presepe che ha realizzato a chiunque lo desideri. Dall'8 dicembre 2019 fino al 6 gennaio 2020, dalle ore 17 alle 19, siamo tutti invitati a salire verso in centro storico di Scurcola per ammirare il presepe che Ferdinando ha allestito all'interno del locale della sua cantina, in via G. Oberdan, 25. L'intento di Nando non è solo quello di celebrare il Natale nella maniera più classica e più tradizionale possibile, ma è anche quello di attirare un po' di persone nel borgo di Scurcola che, come ben sappiamo, d'inverno diventa ancora più vuoto e triste del solito.

Il suo Presepe è nato da un lavoro durante circa due anni. Nando, in collaborazione con la moglie Giovanna, ha costruito uno scenario incantevole replicando un villaggio in miniatura con una miriade di elementi curati nei minimi particolari. Le casine che popolano il borgo del Presepe creato da Ferdinando sono state realizzate utilizzando materiali di scarto come polistirolo e gesso, altri elementi sono di legno, altri ancora di paglia e via dicendo. L'effetto finale è davvero incantevole. In primo piano, ovviamente, c'è la Natività con la Sacra Famiglia che accoglie la nascita di Gesù. Più in alto scene di una vita semplice che richiamano i famosi Presepi della tradizione napoletana. In cima a tutto una riproduzione molto ben riuscita della Rocca Orsini di Scurcola.

L'invito, dunque, è rivolto a tutti: fate una passeggiata per il borgo di Scurcola e visitate il Presepe di Ferdinando Cicchetti.

giovedì 28 novembre 2019

Anche Scurcola avrà la Panchina Rossa, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne


Venerdì 29 novembre, alle ore 11, in Piazza Risorgimento, a Scurcola Marsicana, viene inaugurata la Panchina Rossa. Come molti avranno già avuto modo di sapere e vedere, in moltissime città e paesi d'Italia sono state installate le Panchine Rosse, uno dei simboli più diffusi della lotta contro la violenza sulle donne. All'evento sarà presente l'Amministrazione del Comune di Scurcola, i bambini della scuola primaria e tutti i cittadini che vorranno partecipare. E considerando la valenza dell'evento, si spera siano in tanti.

Si tratta di un'iniziativa molto importante perché denota che anche un paese piccolo come Scurcola è sensibile a una tematica socialmente e umanamente rilevante come la violenza sulle donne che a volte si concretizza in un atto estremo come il femminicidio, ma molto più spesso passa attraverso maltrattamenti e soprusi più sottili, subdoli e invisibili che producono comunque stati di grande sofferenza e di immensa frustrazione.

La Panchina Rossa è un oggetto fisico, ben visibile e riconoscibile, che diventa anche un richiamo simbolico al preoccupante fenomeno della violenza di genere. Il Rosso è il colore dell'allarme, dell'emergenza ma anche del sangue di tutte quelle donne che hanno sofferto e soffrono violenze, spesso persino nell'ambiente domestico. La Panchina Rossa di Scurcola riporterà una targa con il numero nazionale antiviolenza 1522 perché nessuno dimentichi che chiedere aiuto è il primo passo verso la fine delle violenze e delle sopraffazioni fisiche e psicologiche.

Il filosofo Antonio Rocco tra “Le Glorie degli Incogniti” (1647)

Siamo nella Venezia del Seicento, la città più cosmopolita della penisola. Giovanni Francesco Loredan ha solo 27 anni quando, da giovane no...